Dalla Carrà a Stravinskij Ecco la playlist del cinema di Sorrentino

Il regista ha fatto della musica l'asse centrale dei suoi film (che parlano di rockstar o maestri d'orchestra) usando tutti i generi: neomelodico, elettronica, minimalismo...

«Io capisco solo la musica. E sai perché la capisco? Perché la musica non ha bisogno delle parole, né dell'esperienza. La musica c'è». Sorrentino e la musica. Nel suo ultimo film, Youth - La giovinezza , il regista premio Oscar fa teorizzare al suo protagonista, Michael Caine nei panni non certo casuali di un compositore che si chiama Fred Ballinger, il suo sogno di un film musicale, vero e proprio. Non un musical. Un film che viva solo di note e immagini. È paradossale, perché in libreria è appena uscito per Rizzoli il suo La giovinezza ossia «la sceneggiatura che si legge come un romanzo», ma si potrebbe vedere Youth senza i dialoghi e si rimarrebbe ugualmente meravigliati. Peraltro, come ha sottolineato Filippo Mazzarella sul sito Duels , il film è composto da diciassette brani non originali, in media uno ogni sette minuti, non contando appunto la colonna sonora originale affidata al minimalista David Lang. Insomma ormai il cinema di Sorrentino è sempre più costruito come una partitura. Ma il lavoro che il regista napoletano fa con la musica, o meglio con le canzoni, viene da lontano. Si perde nella notte del suo stesso cinema, come nell'esordio buio e scuro ma folgorante di L'uomo in più dove Toni Servillo veste i panni non certo casuali - e due - del cantante melodico napoletano Tony Pisapia (personaggio che si trasformerà poi in Tony Pagoda protagonista del primo romanzo di Sorrentino Hanno tutti ragione , Feltrinelli). Servillo canta due canzoni scritte con il fratello Peppe insieme allo stesso regista.

Ma è già dal secondo film, Le conseguenze dell'amore , che Sorrentino inizia a utilizzare in maniera spiazzante una canzone superclassica facendole assumere tutto un altro significato. Ecco Rossetto e cioccolato di Ornella Vanoni a contrappuntare ironicamente il tragico viaggio finale del protagonista Titta Di Girolamo per il quale «ci vuole passione, molta pazienza e un filo di incoscienza» per andare avanti.

Per non parlare di Giulio Andreotti Il divo , sempre Servillo, che, con la moglie Livia, dopo averle annunciato l'arrivo dell'avviso di garanzia per associazione mafiosa, guarda la tv mentre Renato Zero canta «io come un gentiluomo e tu come una sposa, mentre fuori dalla finestra si alza in volo soltanto la polvere, c'è aria di tempesta». Si tengono per mano, quasi due piccioncini, sguardi complici perché «sarà che noi due siamo di un altro lontanissimo pianeta». Infine, solo il volto della moglie che guarda il suo Giulio: «Questi sono e resteranno per sempre i migliori anni della nostra vita». Un capolavoro di apparentemente stridente narrazione musicale come quando ascoltiamo E la chiamano estate di Bruno Martino o La prima cosa bella scritta da Mogol e Nicola Di Bari ed eseguita dai Ricchi e Poveri.

Ma la grande bellezza di Sorrentino sta anche nello scegliere i compositori per le sue partiture cinematografiche. Fondamentale la collaborazione con Teho Teardo che, proprio per Il divo , ha vinto un David di Donatello. Un film in cui le sue musiche elettroniche sono perfettamente integrate con brani famosissimi come Toop Toop (Rockamerica) dei Cassius. Il musicista, nato a Pordenone, che al cinema ha esordito con Denti di Gabriele Salvatores, ha composto anche la colonna sonora di L'amico di famiglia e assicura che il regista è uno di quelli che «costruiscono le scene anche in funzione della canzone che vogliono usare».

Dopo di che Sorrentino alza ancora il tiro e per il suo primo film americano, This Must Be the Place con Sean Penn nei panni di una ex rockstar (guarda caso un altro musicista e siamo a tre), chiama a comporre le musiche sua maestà David Byrne dei Talking Heads a cui regala un'intera sequenza con uno stupefacente concerto. E arriviamo all'apoteosi, La grande bellezza . Una trentina di brani, compresi quelli originali del compositore Lele Marchitelli. La musica che si fa immaginario collettivo. Come quella della festa iniziale con Bob Sinclar e il remix di Far l'amore di Raffaella Carrà e i trenini e i Te chiavass'! . Arriva l'Oscar e sul palco hollywoodiano i ringraziamenti di Sorrentino non possono non includere, oltre a Fellini, Scorsese e Maradona, i Talking Heads e quindi David Byrne. Che ritorna con il brano Dirty Hair , e il cerchio si chiude, in Youth - La giovinezza (la cui colonna sonora è uscita da due giorni). Nel film Sorrentino si scatena rimaneggiando Reality di Il tempo delle mele , accostando Stravinskij e David Guetta, Debussy e Pharrell Williams cantato dalla popstar Paloma Faith su cui il regista gira un videoclip divertito molto kitsch.

La musica e Sorrentino, un film a parte.