Una «Casa di bambola» vivace e moderna

La coraggiosa Andrée Ruth Shammah ha avuto un'idea geniale: ridurre e insieme potenziare il copione di Casa di bambola tramutando il testo, senza cambiare una virgola, in un gioco al quadrato. Dove Nora, la protagonista, si confronta con i tre uomini più importanti della sua vita. Che invece sulla scena, diventano tre in un unico personaggio che la blandisce (il marito), la conforta (il dottor Rank) o la ricatta (l'ambiguo Krogstad), affidati al solo Filippo Timi. Alla base del plot c'è la firma da lei contraffatta del padre defunto che garantiva un debito sottoscritto dalla figlia per salvare la salute del marito. Così la regista immerge Paola Senatore nella clausura di un salotto borghese rosa shocking che somiglia allo sfondo in cui si muove Barbie. E, per giocare al contrasto, approfitta della dizione tutt'altro che perfetta dell'attrice per caratterizzare lo smarrimento di una Nora dei giorni nostri. Mentre per quanto riguarda Timi, del quale conosciamo a memoria il prorompente estro satirico, egli stempera i toni in un gioco condotto con sorprendente ironia, grazioso quanto ineccepibile. L'unico appunto a questa perfetta regia è la tendenza dell'attore a far riverberare attorno a sé, più che una triade di caratteri, la singolarità del comportamento di Torvald. Un piccolo neo, intendiamoci, giustificato dal bellissimo finale. Con il consorte di Nora ridotto a una bambola meccanica che sostituisce la moglie che ormai ha preso ben altro cammino, tra lo stupore e l'applauso fragoroso del pubblico.CASA DI BAMBOLA Milano, Teatro Franco Parenti. Fino al 24 febbraio.