il caso 2 Venezia scopre (per fiction) che Berlusconi è un partigiano

da Venezia

Un Berlusconi immaginario, bambino ma già antifascista per amore, è fra i protagonisti di Redemption, Redenzione, documentario fuori concorso del portoghese Miguel Gomes. Divide la scena con altri tre politici, reali nella vita quanto inventati sullo schermo. C'è il premier portoghese Passos Coelho il quale, bambino negli anni Settanta racconta ai genitori in Angola la tristezza della madre patria; la tedesca Angela Merkel il giorno del suo matrimonio, a Lipsia, in preda al dubbio se farsi piacere il Parsifal di Wagner, «odioso nazista», possa incrinare la sua fede nel socialismo; lo sconfitto presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, alle prese con il senso di colpa di non saper essere un buon padre per l'ultima nata. Per tornare al Cavaliere, la voce narrante si confessa con un accento romagnolo, di vaga reminiscenza ducesca, mentre sullo schermo lo scempio di Piazzale Loreto cede il posto alla onirica Piazza del Duomo di Miracolo a Milano, quando gli innamorati partivano volando su una scopa verso un luogo dove «buongiorno vuol dire veramente buongiorno»... Ha amato molto, dice, è stato molto amato e molto odiato, ma è lei, la piccola Alessandra bionda e gentile, il rimpianto della sua vita. È anche colpa sua se lei partì, figlia di un modesto industriale contro la cui fabbrica il bambino Silvio getterà tre pietre urlando «via i fascisti!». C'è da sperare che l'Associazione nazionale partigiani non se la prenda e il Partito democratico non esprima il proprio sdegno in una recisa nota di protesta. Dei quattro leader, il più criptico è Sarkozy: perché non possa diventare un buon padre proprio quando, persa la presidenza, potrebbe passare più tempo a casa con Carlà e la bambina non è dato sapere. Il più reazionario è Passos Coelho: dietro il ritratto di un Portogallo arretrato c'è la nostalgia dell'impero e delle colonie d'oltremare. Il meno affascinante è Angela Merkel, anche se sempre meglio dell'originale. Il più redento, ma purtroppo in ritardo, è proprio il Cavaliere. Si fosse buttato a sinistra, come il suo infantile, romantico antifascismo gli suggeriva, si sarebbe risparmiato molti guai. E fra l'altro non avremmo avuto Gianfranco Fini presidente della Camera.