Il caso Un film sull'inseminazione artificiale

L'importanza d'essere padri si disvela, in modo imprevisto e inappellabile, a un canadese che si chiama David Wozniak. Il tipo, uno scavezzacollo quarantenne che lavora nella macelleria di papà, ha problemi di soldi. Ne aveva pure da ragazzo, quando, per sbarcare il lunario, faceva il donatore di sperma per una clinica vicino a casa sua. Una materia organica di così alto livello che, in giro per il mondo, ecco spuntare 533 figli di David. 142 dei quali fanno causa alla clinica dell'inseminazione artificiale e al babbo ignoto, per conoscere la sua identità. È un diritto inalienabile dei figli della provetta, cribbio. Dramma? No, pura commedia delle più brillanti, intitolata Starbuck 533 figli e... non saperlo! (dal 29 agosto, distribuita da Bolero Film ed Europictures) e della quale Steven Spielberg ora trae un remake Usa, segno evidente del buon funzionamento dell'impianto. Tanto più che Steven, di recente alquanto scettico sul futuro del cinema, manterrà al suo posto sia il regista Ken Scott, qui pure sceneggiatore, sia il produttore André Rouleau, il che è raro nella cineindustria. Ma che cosa rende Starbuck 533 figli e... non saperlo! un caso internazionale, con i francesi che dichiarano il film «miglior commedia dell'anno», i premi vinti tra il festival di Toronto e quello di Palm Springs e addirittura Spielberg a produrre il rifacimento, con i prestigiosi studi Dreamworks? Forse l'idea di base, sottesa a un racconto che poteva risultare grossolano: gli amici del donatore parlano di «Capitan Sega», mentre la fidanzata di David (il bravo attore Patrick Huard, nativo del Québec) aspetta a sua volta un bebè dall'ubertoso Wozniak e tutto converge verso la carne, la materia, lo sperma. E invece la poetica idea di base è che, se non si può essere padri presenti h24, almeno si può diventare angeli custodi dei propri figli. Perché Wozniak, consigliato dall'amico avvocato che ha una prole numerosa e gli vieta di rivelarsi ai 142 desiderosi del proprio genitore biologico, si mette a esaminare tutti i profili dei ragazzi nati dal suo seme, scoprendo di amarli. Così, colui che porta il nome d'un toro americano, padre di oltre 200.000 figli nel mondo (25.000.000 di dollari le vendite totali del suo seme), segue passo passo quell'ignota carne della sua carne. In un rondò di situazioni esilaranti, David s'intrufola a casa d'una figlia tossica, fingendosi fattorino e convincendola a disintossicarsi. Oppure s'iscrive in piscina, perché un figlio fa il bagnino e a un figlio gay, imbranato e punk, insegnerà a giocare a pallone e a cavarsela nella vita reale. Trasformando lo choc in un'opportunità di crescita interiore, Wozniak, che si appaleserà ai figli della provetta, è chiunque non si arrenda alla materia per essere un buon genitore.