Cattelan, l'anti-Fazio che reinventa il talk

Il suo show trasgredisce felicemente le regole: no alle interviste compunte, sì alle performance sorprendenti Il rischio? Che finiscano gli ospiti...

Succedono un sacco di cose lì dentro. Cose imprevedibili, divertenti, scanzonate. Cose tipo: stanze di albergo distrutte. Gare in segway negli studi televisivi. Lenzuola più imbrattate che dipinte con la drip painting , la tecnica di Jackson Pollock. Passerelle di modelli che si sfidano alla maniera di Ben Stiller e Owen Wilson in Zoolander , film cult con David Bowie nei panni del giudice. Succedono cose che i talk show degli umani nemmeno possono immaginare. Siamo a E poi c'è Cattelan , il late show del conduttore di X Factor , oltre che di Catteland su Radio DeeJay, tutti i giovedì su Sky Uno (e in replica il sabato sera in sovrapposizione a Che fuori tempo che fa e la domenica in seconda serata). Il titolo è azzeccato perché il programmino di Cattelan, tre quarti d'ora in tutto, è un programma post. Nel senso che arriva buon ultimo in ordine di tempo rispetto ai millanta tentativi di Letterman Show de noantri (non dimentichiamo Serena Dandini, Fabio Volo, Victoria Cabello eccetera). E arriva post-tutto anche in termini di linguaggi e contenuti. Post-talk show, post-interviste tipo vi mostro io l'Italia migliore, post-conduttore sul piedistallo morale. Ma EPCC è anche un programma anti. Un'alternativa esplosiva, energetica.

Facendo zapping tra Raitre e Sky Uno il sabato sera ci si accorge della differenza siderale. Quanto Fazio è compito, compunto e riflessivo - anche perché ha a che fare con ospiti che solo lui riesce ad avere - tanto dall'altra parte si assiste a una cascata di adrenalina. È vero: siamo al largo dei bastioni della tv generalista, nel mare aperto della pay tv e di un pubblico ben più giovane e smart di quello di Raitre. Più che ammesse, le licenze televisive sono consigliate. Ma Cattelan è una forza della natura. L'ha confidato lui stesso: sono sempre stato così e quello che faccio non è un lavoro, un copione, mi viene naturale, ha detto più o meno, intervistato da qualche parte. Però, date retta: anche se lui non lo ammetterà mai perché non se la tira, Cattelan è l'anti-Fazio (e anche l'anti-Bignardi). Nel senso che ha inventato un altro modo di fare il talk show. Lo supera di slancio. Regola numero uno: abolite le interviste sedute, statiche, della serie ti faccio una domanda, tu rispondi, poi te ne faccio un'altra secondo la scaletta preparata dagli autori. Regola numero due: mi metto in gioco perché quello che faccio non è una parte, una sfumatura personale del modello del bravo conduttore. No, è il Cattelan di tutti i giorni che, senza diaframmi tra lavoro e vita privata, fa succedere le cose. Quelle citate all'inizio. Regola numero tre: l'ospite, al quale pure non si risparmia qualche punzecchiatura, non è un interlocutore, ma un compare, un complice di piccole eversioni nel Grande Gioco della Comunicazione. Che è, un po' come per Fiorello, l'habitat naturale in cui è nato.

Quindi: con Mara Maionchi hanno sfasciato una camera d'albergo a colpi di mazze da baseball alla maniera dei Sex Pistols, per sentirsi, dopo, belli rilassati. Con Cesare Cremonini hanno percorso a tutta velocità i corridoi della sede di Santa Giulia a bordo di monopattini elettrici. Insieme a Fedez hanno imbrattato una tela con vasetti di vernice come faceva Pollock, avviando un'asta benefica su eBay il cui ricavato andrà all'Associazione Italiana Persone Down. Con Luca Argentero hanno sfilato imitando i modelli, ancheggiando, ammiccando, trasgredendo. Con Elisabetta Canalis e Valentina Lodovini hanno inscenato una sit-com farcita di must della tv anni '80. Insieme alla familiarità tra conduttore e ospite di turno, la condizione indispensabile per questi happening è l'autoironia. Il non prendersi sul serio, la scanzonatura , passatemi il termine. Un clima che è riuscito a contagiare anche una persona austera e un tantino distante come Francesco De Gregori. Al punto che l'autore de La donna cannone si è lasciato andare: ma quale poesia, i testi nascono e hanno senso solo se intrecciati alla musica; se li leggiamo da soli perdono significato, sono pieni di frasi tronche...

Il limite di questo genere di programmi è sempre stato il parco ridotto delle personalità interessanti da invitare. In Italia non c'è Hollywood e dopo poche puntate la compagnia di giro diventa ripetitiva. Così la qualità scende. A meno che non si vada a pescare all'estero (Fazio). O si rivoluzioni il genere...