Con la Cavani «Filumena» d'autore

Grande prova dell'opera di Eduardo al festival dei Due Mondi

Enrico Groppali

Di Filumene ne abbiamo viste tante a cominciare da Regina Bianchi che oggi appare inevitabilmente datata, prigioniera ella formula strappalacrime cui si era sottratta la meravigliosa Titina per finire ahimé col solo clamoroso errore compiuto da Valeria Moriconi e seguito a ruota, ma in tv da Mariangela Melato. Mentre persino la napoletanissima Lina Sastri tentò una manovra diversiva facendo del personaggio-monstre di Eduardo una sorta di malefica arpia. Oggi Filumena, nell'interpretazione realistica di Liliana Cavani al festival dei Due Mondi di Spoleto, diventa una donna che rivendica i suoi diritti contro una morale ottusa che la vorrebbe ridotta al ruolo di comodo dell'amante. La scena di Raimonda Gaetani è eloquente con quella sala da pranzo-salotto, luogo di passaggio obbligato della famiglia italiana. Sede dei battibecchi, delle scenate e delle riconciliazioni di una Napoli caput mundi sempre uguale nonostante il passare degli anni. Dove non c'è contrasto se non di puro ossequio alla morale borghese negli opposti temperamenti di Domenico Soriano e della sua eterna amante. Che un Geppy Gleijeses in stato di grazia oppone alla nevrosi incalzante bagnata di acido patetismo di una straordinaria Mariangela D' Abbraccio. Di un patetismo allucinante e rarefatto che strappa un fragoroso applauso quando al finale i due finalmente si baciano. Magnifico l'apporto della regia che senza alterare il testo lo tramuta in una grande sceneggiatura tra cinema e teatro di straordinaria attualità. Con un elogio particolare a Nunzia Schiano perfetto alter ego della protagonista.