Che bello "Uccidere Bono". Sembra di suonare con lui

Neil McCormick, ex compagno di scuola della star, racconta in un libro le loro vite parallele. Fra religione, successo e un po' di faccia tosta

Avete mai avuto l'impressione che qualcuno vi abbia ingiustamente rubato la vita, realizzando tutti i vostri sogni? Ecco, in tal caso potreste riconoscervi nelle pagine di Killing Bono (Bur, pagg. 511, euro 13,50) di Neil McCormick, l'ennesimo libro inclassificabile uscito in questi anni (autobiografia, biografia, romanzo? Beh, che importa?).

Neil McCormick è il critico musicale del quotidiano inglese Daily Telegraph. Prima di diventare giornalista, Neil aveva un sogno: essere la più famosa rockstar del mondo. Le cronache dublinesi parlano chiaro. Neil e il suo fratello-chitarrista Ivan avevano talento. Eppure non riuscirono a sfondare. Nel frattempo, nella loro stessa scuola, quattro ragazzotti trascinati da un'energia incontenibile fondavano una band destinata a far parlare di sé: gli U2. Neil in particolare è amico di Paul David Hewson, noto oggi come Bono Vox. Maledizione, che invidia assistere alla scalata dei propri amici: «Che Bono fosse veramente il mio gemello maligno? Oppure io il suo? A pensarci bene le nostre carriere si erano separate presto e continuavano ad allontanarsi sempre più. Mentre lui ascendeva alle massime vette della fama e del successo, io ero precipitato negli abissi dell'anonimato: una vittima del rock'n'roll che aveva lasciato solo minuscole tracce ai margini della storia della musica leggera, fra l'altro per essere stato il primo a lasciare gli U2». Quest'ultima poi è una beffa nella beffa. Il triste primato spetta in realtà a Ivan, anche se tutti sono convinti del contrario.

Il protagonista del libro è Neil. Ma molto viene raccontato di Bono, ancora oggi tra i migliori amici dell'autore. Il ritratto è destinato a far convertire i «Bono-scettici». Chi ironizza sulle contraddizioni del milionario con il pallino della beneficenza e dell'impegno civile, qui potrebbe ricredersi. Bono infatti si direbbe proprio sincero. Il suo spendersi per cause umanitarie affonda le radici là dove molti detrattori non sospettano neanche: nel cattolicesimo, in una fede profonda e perfino debordante nell'integralismo almeno in alcuni momenti giovanili. Di recente poi, Bono ha pure dichiarato che solo il libero mercato può porre rimedio alla povertà. A questo punto non è un caso che, tra i potenti della terra, andasse d'accordo con un certo George W. Bush. La foto dell'incontro con il presidente fa da copertina a The Frontman (In the Name of Power) di Harry Browne, libro in cui potete trovare, se vi interessano, tutte le accuse standard a Bono: non è un vero radicale, è un narcisista, un affarista, un burattino.

I testi degli U2 sono zeppi di riferimenti al Vangelo. Il singolo di debutto I Will Follow, nota McCormick, in fondo è una canzone sulla grazia. Chiaro il valore che la band attribuisce a questo brano, l'unico di una lunghissima carriera a essere stato eseguito in tutte le tournée. Questa palese «militanza» cristiana non ha certo giovato in termini di immagine a una band che voleva farsi strada nel rock alternativo. Gli U2 erano detestati dalla allora potente stampa musicale inglese: nell'universo conformista del rock, essere religiosi è una bestemmia in chiesa. Non è di moda. Non è da «ribelli». La qualità dei dischi e l'affermazione planetaria hanno costretto i giornali a tirarci una riga sopra.
Il giovanissimo Bono comunque è una forza della natura, impara addirittura a cantare, cosa che all'inizio gli risulta quasi impossibile. Ma il frontman, come il chitarrista The Edge, sente di avere una missione da realizzare, ormai sappiamo di che natura. Bono crede, ci crede e ci riesce. In lui però c'è anche un aspetto di strafottenza. Un giorno, si presenta con Neil al concerto di Bob Dylan. Neil rimane semi-imbambolato di fronte al suo idolo, anzi incappa in una comica gaffe. Bono invece sale sul palco per duettare sulle note di Blowin' in the Wind. Mentre McCormick metabolizza l'ennesimo smacco, Dylan assiste incredulo alla performance di Bono. Il pivello non conosce nemmeno una parola della canzone, ma non per questo rinuncia: si mette a improvvisare, stravolgendo uno dei testi più amati (e famosi) di tutti i tempi.

Al di là delle vite parallele di Neil e del suo doppio, Killing Bono è un libro sulle illusioni perdute, sul reinventarsi senza tradirsi, sull'esorcizzare il proprio lato peggiore, sull'amicizia e sulla fedeltà. L'autore riesce a essere sempre lieve e ricco di humour anche nei momenti drammatici (ci sono). Killing Bono è così bello che forse qualcuno un domani pubblicherà un Killing McCormick. Bono intanto se la ride: «Ero un fan di Neil McCormick ai tempi della scuola. Era molto più figo di me, scriveva molto meglio, e pensavo che fosse molto più adatto a diventare una rock star. Mi sbagliavo su una cosa sola».