Che bravo Arturo Cirillo nel rileggere O'Neil

Arturo Cirillo, il regista napoletano più attento della sua generazione, porta in scena a conclusione della sua interessante trilogia (che comprendeva Zoo di vetro di Edward Albee e Chi ha paura di Viginia Woolf di Tennesse Williams) il dramma autobiografico di Eugene O'Neil Lunga giornata verso la notte che il padre della drammaturgia americana scrisse nel 1956, ma che ambientò nel lontano 1912. Siamo in una villa del Connecticut, dove è riunita la famiglia Tyrone. Il patriarca James è un ubriacone e un attore fallito. La moglie, invece, rimpiange una carriera da concertista. È una donna fragile e nevrotica dedita alla morfina. Mentre i due figli, Jamie e Edmund, sono costretti a fare i conti con la disperazione più nera. Il primo inseguendo le orme del padre sulla via del palcoscenico, il secondo scoprendosi all'improvviso condannato dalla tubercolosi. Fallimenti, rancori, rimpianti, solitudine e rabbia sono gli ingredienti di questo dramma che sprofonda i protagonisti nell'abisso di una infelicità senza scampo. Mettendo in scena questo interno borghese Cirillo, oltre a esserne l'acuto regista, lo interpreta da protagonista insieme a Milvia Marigliano che ha anche il compito di cimentarsi con interpreti del calibro di Eva Magni e Lilla Brignone e lo fa meravigliosamente. Questa è una nottata dove immersi nella nebbia creata da una macchina del fumo, gli attori entrano ed escono dai loro camerini immersi in un'immaginazione che al finale riesce a vincere sia la droga sia l'alcol per merito del teatro. Spettacolo delizioso e ben recitato.

LUNGA GIORNATA VERSO LA NOTTE - Milano, Teatro Menotti.