Che bravo Kubrick, anche da esordiente

Mentre mandiamo al macero i più bei film italiani che hanno fatto la storia, gli americani trasmettono alle generazioni future ogni perla audiovisiva. Così è meritorio il restauro in HD di Fear and Desire, film d'esordio prodotto, montato e diretto da Stanley Kubrick e datato 1953, ad opera della Library of Congress di Washington. Com'è lodevole l'iniziativa di QMI e Minerva Pictures: distribuire nelle sale il prodotto autoriale vintage, per la gioia dei molti fan del più geniale autore contemporaneo e in soli tre giorni, dal 29 al 31 luglio.
Per la prima volta in Italia, sarà interessante scoprire che Kubrick era Kubrick - cioé originale, acuto, anticonformista - già a 25 anni. Quando rastrella tra amici e parenti 10mila dollari, piazza il compagno di scuola Howard Sackle a scrivere la sceneggiatura d'un mediometraggio bellico (nel 1968 Sackle vincerà il Pulitzer) e inserisce l'amico Paul Mazursky, in seguito regista di spicco, in un cast da esercizio amatoriale. Ma il seme ha in sé l'albero, così ecco le tematiche kubrickiane squadernate in tre episodi di venti minuti l'uno. Come fosse lo schizzo preparatorio di Full Metal Jacket (1988), qui siamo davanti al pretesto d'un film di guerra, però l'impianto è quello hobbesiano, segnato da una profonda sfiducia nell'uomo. Quattro soldati si perdono in una foresta, dopo la schianto del loro aereo: imprecisata la guerra, imprecisato il luogo. «C'è la guerra in questa foresta: non una guerra che è stata già combattuta, ma una qualsiasi guerra. Solo le forme sempre uguali della paura e della morte provengono da questo mondo. I soldati che vedete parlano la nostra lingua e sembrano nostri contemporanei, ma il loro solo paese è la mente», dice la voce fuori campo. La mente quale unica prigione da cui non si può fuggire si delinea come classico inferno alla Kubrick (Shining), però qui c'è un fiume e forse, costruendo una zattera, i quattro potranno scendere a valle. Dopo un conflitto a fuoco con una pattuglia nemica, spunta una ragazza: legarla a un albero e tentare di stuprarla per il soldato Sidney (Paul Mazursky) sarà un attimo. Ucciderla, perché si ribella, un baleno. Ecco il nodo della violenza quale unica via d'accesso al mondo senza amore che Kubrick popola di uomini e donne inabili al dialogo. Non a caso Eyes Wide Shut, girato il quale Kubrick morì, divise una coppia d'oro di Hollywood, costringendo Nicole Kidman e Tom Cruise a guardare troppo da vicino i propri lati oscuri. Nel finale, quando due dei quattro sopravvissuti sparano a un generale nemico e al suo attendente, uccidendoli, nei loro volti vedranno il proprio viso: in questo gioco di specchi, che rimanda a Narciso, la critica al militarismo s'impone. Ed è subito Kubrick.

Commenti
Ritratto di fritz1996

fritz1996

Lun, 24/06/2013 - 17:50

Insomma, se ho ben capito, un Kubrick che già a venticinque anni anticipava non solo l'antimilitarismo, ma anche la cerebralità che lo ha sempre contraddistinto, e che, in qualche modo, ha sempre appesantito la sua cratività. Perchè questo è mancato a Kubrick: quel tocco di leggerezza che, per esempio, era presente non solo - ovviamente - nel massimo uomo di cinema italiano, Federico Fellini, ma perfino nell'immensamente tragico Kurosawa.