«Ci vorrebbe una Brexit dalla massificazione»

Flavio Incarbone

«Io credo, spero, che presto entreranno in azione gli anticorpi... Credo, spero, che saremo capaci di mettere a punto strategie di Brexit da una massificazione che porta alla demenza».

Psichiatra, psicoterapeuta, sociologo e saggista di fama, il Professor Paolo Crepet ha un pregio, fra i tanti, che è quello di saper chiamare le cose per nome con grande semplicità, dispensando parole di saggezza e concretezza anche quando la questione sembra troppo astratta o complicata. E non si è smentito affatto neanche in occasione del suo intervento d'apertura alla tavola rotonda inaugurale della Summer «Cinema e inconscio».

Massificazione pericolosa anche nel linguaggio cinematografico, Professore?

«Certo! Le emozioni stanno diventando emoticon, il grande cinema lascia il passo ai video da visionare in aereo o sul cellulare. Il mio sarà anche un pensiero ottocentesco, ma non ho paura di essere controcorrente».

Che c'entra il digitale con l'inconscio?

«Come che c'entra?! L'inconscio ha una cifra che il digitale non capisce, ha bisogno di profondità e invece con twitter se la passa molto male».

Si stava meglio quando si stava peggio, insomma?

«Sicuramente. C'è stato un grande cinema che ha saputo dare alla dimensione più interiore dell'uomo lo spazio giusto».

C'è stato e non ci sarà più?

«Confido che possa esserci ancora! Torniamo a fare cose belle, diamo una speranza di futuro ai giovani».

Che intende per cose belle?

«Intendo un cinema che diventa autoritratto di chi lo fa e fotografia di chi ne fruisce, specchio dell'anima».

A che cosa servirebbe?

«A farci riflettere, riconoscere. A capire noi stessi un po' di più. Perché ci piace quella scena, quell'immagine, perché ci emoziona quel primo piano, perché ci commuove quella colonna sonora...?».

Perché?

«Perché ci racconta qualcosa di noi, che magari non sappiamo, non ricordiamo, non ammettiamo».

E questo aiuta?

«Il grande cinema, il vero cinema, può aiutare moltissimo. Rifletterci in uno specchio di qualità e comprendere come siamo davvero, può aiutare moltissimo anche a correggere un difetto o valorizzare una qualità».