Al cinema "L'età imperfetta", adolescenza tra sogni e fragilità

Un'opera prima credibile e disturbante, che indaga l'universo femminile adolescenziale raccontando la storia di due amiche unite dallo stesso sogno e separate dalla rivalità

Il film "L'età imperfetta", opera prima di Ulisse Lendaro, è, al contempo, un viaggio nelle dinamiche adolescenziali e nell'universo femminile.

Racconta di due ragazze con le stesse aspirazioni e due personalità molto diverse.

Camilla (Maria Occhionero) ha diciassette anni, nessun grillo per la testa, ottimi voti a scuola e una grande passione per la danza. Con impegno e disciplina, aspira a diventare una vera ballerina e il primo passo verso il traguardo è superare l'audizione presso un'importante accademia francese. A partecipare alla stessa selezione è candidata anche Sara (Paola Calliari), neo-diciottenne sfrontata ed esuberante dell’alta borghesia. In vista della prova, le due ragazze iniziano a frequentarsi anche al di fuori delle lezioni e, in brevissimo tempo, nasce tra loro una grande complicità. E' soprattutto Sara, con il suo atteggiamento ribelle, a sedurre Camilla, conducendola a sperimentare bravate e prime volte. Le nuove esperienze compiute grazie alla disinibita e conturbante amica, fanno sì che Camilla perda a poco a poco ciò che più la caratterizzava: innocenza, armonia e grazia. Arrivare all'audizione senza questi tre ingredienti e, per giunta, in ritardo, comprometterà il raggiungimento di un sogno e l'equilibrio interiore della ragazza.

La regia pulita e le prove attoriali sincere rendono "L'età imperfetta" un ritratto davvero realistico di quella fase evolutiva in cui tutto appare a tinte forti, le emozioni sono vissute in maniera amplificata e si scopre che il mondo non è perfetto.

La pellicola è girata prendendo come punto di vista quello di Camilla che è senza dubbio il più interessante perché permette di osservare, da dentro, il cambio di prospettiva esistenziale di una giovane che era sempre stata irreprensibile e piena di fiducia nel futuro.

Le due protagoniste hanno caratteristiche diverse ma non speculari, in questo modo è preservata l'autenticità della messa in scena. Sara, carismatica, sensuale e con disponibilità economica, sembra non avere paura di nulla. E' una vincente, vista con gli occhi di un adolescente medio che si affacci al mondo senza essere più un bambino ma non ancora un adulto. In realtà soffre di bulimia e i genitori, separati, per lei non ci sono mai: due semplici informazioni che tradiscono quanto il suo perenne sorriso sia solo una maschera. Forse per questo le interessa addentrarsi proprio in un tipo di paradiso che a lei è precluso, quello di Camilla, semplice e fatto di affetti familiari solidi. Niente è più appetibile per lei che il candore e la stabilità di quella nuova amica. Il problema è che Sara è abituata a divorare e poi rigurgitare.

Quanto a Camilla, quando qualcosa si rompe in quel neonato rapporto, nel suo orizzonte interiore, una volta lindo e focalizzato solo sul mantenersi tale, compaiono frustrazione e senso di ingiustizia che presto mutano in invidia e desiderio di vendetta.

E' un'età, quella del titolo, in cui i conflitti sono portati ai limiti e, tra le tante scoperte che si fanno, ci sono le cantine del proprio essere. Fragilità e sentimenti esasperati possono condurre a esplorare un lato oscuro di cui fino a poco tempo prima si ignorava l'esistenza. Considerato che la cronaca è piena di cortocircuiti mentali e sentimentali dagli esiti terrificanti, il film è ancora più interessante perché descrive qualcosa che non è circoscritto al periodo in cui la personalità cerca di assestarsi. L'opera prima di Ulisse Lendaro mostra in maniera precisa e angosciante come sia possibile che anche la persona più angelica reagisca a un'ingiustizia, o evento percepito come tale, scegliendo di macchiarsi in maniera indelebile.