Al cinema "La mia vita da Zucchina", capolavoro di delicatezza

Un'opera agrodolce di grande poesia e sensibilità, che parla di infanzia violata. In magico equilibrio tra crudo realismo, incanto e tenera comicità

Tra i film d'animazione in corsa per gli Oscar 2017 ci sarà l'emozionante e bellissimo "La mia vita da Zucchina", uscito in questi giorni nelle sale italiane. La categoria in cui si appresta a concorrere non tragga in inganno: non si tratta di un film per bambini, bensì di un capolavoro di poesia e malinconia riservato ad adulti e ragazzi. La pellicola, infatti, anche se con una delicatezza unica, affronta l'argomento tabù dell'infanzia segnata.

Realizzato in stop motion e diretto da Claude Barras, disegnatore al debutto nel lungometraggio, "La mia vita da Zucchina" è una coproduzione franco-svizzera che deve molto alla sceneggiatura di Celine Sciamma (già regista di "Tomboy" e "Diamante Nero") e trae origine dal romanzo "Autobiographie de une Courgette" di Gilles Paris.

Zucchina è un bambino di 9 anni che vive con la madre, alcolizzata e violenta. Un giorno, per difendersi, la fa involontariamente cadere dalle scale provocandone la morte. Viene così mandato in una casa famiglia i cui piccoli ospiti hanno tutti una storia di sofferenza o di abbandono alle spalle. C'è chi è figlio di drogati, chi di ladri, chi ha subito violenze domestiche e ognuno porta addosso i segni del proprio traumatico passato: alcuni mostrandosi oltremodo aggressivi, altri esageratamente inermi. Con il tempo Zucchina capirà che quel posto, all'inizio così estraneo e ostile, sarà il luogo della sua rinascita: attraverso l'amicizia con i coetanei, la scoperta di un sentimento d'amore per una nuova arrivata e l'aiuto di qualche buon adulto come il poliziotto Raymond, ritroverà la forza di sognare una nuova vita.

Siamo di fronte ad una composizione di rara grazia. Nonostante il tema triste e varie scene struggenti, infatti, "La mia vita da Zucchina" riesce a essere spesso divertente. E' un'opera agrodolce che davvero compie la magia di armonizzare dramma, commozione, speranza e allegria. L'animazione è resa splendidamente, senza fronzoli, e la sua essenzialità emana suggestiva forza espressiva. Anche le situazioni borderline dei personaggi sono appena stilizzate eppure molto credibili e coinvolgenti grazie a dialoghi che, nella loro semplicità e purezza, hanno una verosimiglianza commovente.

Lo sguardo è ad altezza di bambino ma, vale la pena ribadirlo, il realismo è tale, per quanto incantato e ingentilito da tenerezza e inserti umoristici, da rendere la pellicola utile a seminare riflessione nei grandi piuttosto che, ovviamente, disincanto nei piccoli.

Il film rapisce lo spettatore, gli scioglie il cuore in un'atmosfera ovattata e ogni tanto gli sferra un pugno. Del resto è così che fa anche la vita, a volte. Sessantuno minuti atti a ricordarci come perfino nella situazione di partenza più svantaggiata ci sia modo di rialzarsi affidandosi a leve ascensionali quali la condivisione, l'amore e l'amicizia. Un invito, inoltre, a coltivare sempre la speranza di imbattersi in gentilezza, compassione e solidarietà. Sono questi, sembra suggerire il film, i balsami a quelle ferite interiori che si fanno sentire ogni qual volta siamo chiamati a crescere.

Insomma, ci sono opere rare che nascono come carezze dolenti, dedicate a chi crede di avere un passato troppo pesante da lasciarsi alle spalle. Tra queste "La mia vita da Zucchina", in grado di suggerire le risorse per fare la differenza nella propria esistenza e in quella altrui e tornare ad aprirsi al domani.