Al cinema, il prequel di Peter "Pan": tanto chiasso e poca magia

L'eco di altre pellicole sovrasta la voce di un film che, seppur dotato di ottimo 3d, scenografie sgargianti e bei costumi, non tramuta mai la propria spettacolarità in incanto

Non è certo la prima volta che la fiaba di "Peter Pan" viene adattata al grande schermo: dopo il classico di animazione targato Disney, negli anni '90 fu la volta di "Hook" di Steven Spielberg e, nel 2003, della versione kolossal di P.J. Hogan. Eppure in quel di Hollywood devono aver pensato che ci fosse ancora qualcosa da spremere dal mito del bambino che non voleva crescere e sapeva volare. E' a meri fini commerciali, e non certo per l'urgenza di aggiungere informazioni interessanti, che pare essere nato "Pan", il film sulle origini inedite della storia che tutti conosciamo, un prequel costato la bellezza di 150 milioni di dollari difficilmente recuperabili. Che per sbancare al botteghino non bastasse dotare di una confezione live-action l'ennesima variazione della fiaba, si poteva capire anche prima di imbastire un progetto di tale portata. Tuttavia, liquidare "Pan" come un inutile pasticcio scimmiottante altri film, così come è stato fatto da molti critici d'oltreoceano, appare ingeneroso. Si tratta di una pellicola fantasy con una sua dignità, che paga lo scotto di venire proposta a un pubblico che ha gusti difficili da intercettare perché in sempre più rapido divenire. E' nella corsa al placet di categorie eterogenee di spettatori, infatti, che il film sembra smarrire una sua originalità, rimanendo in bilico tra la cacofonia digitale di certi blockbuster di supereroi e il citazionismo di altri classici dell'infanzia e dell'adolescenza. Londra, durante la Seconda Guerra Mondiale. Peter (il debuttante Levi Miller) è un dodicenne che vive in un orfanotrofio da quando, alla nascita, è stato abbandonato dalla madre (Amanda Seyfried).

Rapito in piena notte assieme ad altri bambini, si ritrova su un veliero volante che lo conduce all’ "Isola che non c’è": un mondo fantastico popolato da sirene, coccodrilli giganti e fate, ma anche il luogo di scontro tra i pirati comandati da Barbanera (Hugh Jackman) e gli Indigeni guidati dalla principessa guerriera Giglio Tigrato (Rooney Mara). L'arrivo di Peter innescherà una serie di eventi che il ragazzo gestirà con l'aiuto di un nuovo amico, Uncino (Garrett Hedlund), e che gli riveleranno il suo destino speciale. Alla regia qualcuno che non è avvezzo a tanto uso di green screen ma che sa come piegare testi leggendari al mezzo cinematografico: il britannico Joe Wright, noto per aver diretto drammi quali "Orgoglio e pregiudizio", "Espiazione" e "Anna Karenina". La sua mano è riconoscibile nelle sequenze iniziali che sembrano uscite dalle pagine dickensiane di "Oliver Twist", oppure in quelle ambientate nella tetra miniera in cui i bambini sono costretti a scavare alla ricerca della polvere di fata. Di certo non quando la pellicola si fa rumoroso action e mischia, in bizzarrie forzate, intrattenimento per i più piccoli e strizzate d'occhio agli adulti. Se da un lato si viene conquistati dall'impianto visivo imponente fatto di scenografie e costumi di pregio, così come da un utilizzo mai così felice del 3d, dall'altro si è, a tratti, annoiati a causa della trama poco sostanziosa, di dialoghi poco ispirati e di un punteggio musicale chiassoso. Le interpretazioni attoriali in questo caso incidono poco perché il problema della pellicola è alla base: confonde il fascino della meraviglia con quello della stravaganza, riuscendo a mettere in scena solo il secondo. Intendiamoci, "Pan" garantisce intrattenimento e spettacolo. Il rammarico è che non trovi una propria voce e fluttui nel continuo rimando all'immaginario di altri film, senza mai sfiorare la poesia e la magia che ci si aspetterebbe di trovare in qualcosa nato da una fiaba.