Il Cioran privato e «normale»

Luigi Iannone

Non tutti sanno che Emil Cioran tentò malvolentieri la strada da insegnante di filosofia: «Avevo diciassette anni, e credevo alla filosofia. Tutto ciò che non vi si richiamava mi sembrava peccato o porcheria: i poeti? Saltimbanchi adatti al divertimento delle femminucce». Ovviamente i gusti non tarderanno a mutare. Le tortuose categorie edificate dalla ragione e dalla filosofia gli sembrano adottare un linguaggio impersonale che gela i fremiti dell'animo. Cioran ha invece necessità di setacciare sin da subito le tempeste dell'esistenza visto che il dramma «inizia già dalla nascita».

Sempre sulla soglia del baratro come il Bernardo Soares di Pessoa. Ma la sua è una metafisica dell'esistenza, per certi aspetti, essenziale, tutta umana, senza bisogno di congetture raziocinanti: «l'angoscia era già un prodotto corrente al tempo delle caverne. Ci si figuri il sorriso dell'uomo di Neanderthal, se avesse previsto che un giorno dei filosofi sarebbero venuti a reclamarne la paternità». Ecco perché, agevolato dall'insonnia, la sua dannata musa, cerca costantemente il lato tragico e disperato, diventando specialista nel problema della morte a cui anela tramite lo strumento mai utilizzato del suicidio.

Il «barbaro dei Carpazi» non frequentò mai i salotti intellettuali parigini e questa differenza dalla stragrande maggioranza degli artisti del tempo fa il paio con non pochi aspetti di una vita ordinaria. Aspetti svelati da Simone Boué, il quale nella lunga intervista concessa a Norbert Dodille (Una vita con Cioran, a cura di Massimo Carloni, Edizioni La Scuola di Pitagora, pagg. 68, euro 5) ripercorre, grazie alla storia d'amore con lo scrittore rumeno, questo lato meno conosciuto. Dagli alberghi di infimo livello ai viaggi in bicicletta, alle mense studentesche che segnarono l'inizio del loro speciale rapporto sentimentale fino agli aspetti domestici, fatti di irrinunciabili sieste quotidiane. Proprio lui che aveva incriminato l'umanità per la sua totale inadeguatezza alla vita, si svela nelle sue varie attività di bricolage nella casa-vacanze a Dieppe, nella paura dell'aereo oppure in quella eccessiva premura, prima di intraprendere ogni viaggio, nello svuotare il frigorifero e staccare l'elettricità al pari di ogni buon padre di famiglia.

Come confessa Simone, pur affogando nel tormento e scrivendo «sempre variazioni sullo stesso tema», i particolari che lo accompagnano per tutta la vita sono quelli che invece lo legheranno ancor di più a ognuno di noi. Fino alla estrema decomposizione per via del morbo di Alzheimer.