Con «In Classic» la Pfm punta alla Scala

«La follia di Mozart ci ha portato a fare un Flauto magico dirompente, partendo da un frammento ritmico dei violoncelli; Romeo e Giulietta di Prokofiev l'abbiamo calato nel presente con il moog e le chitarre distorte; ne La grande pasqua russa di Rimskij Korsakov l'autore s'ispira alla musica liturgica mentre noi ne abbiamo esaltato la parte popolare, pagana». C'è un continuo interscambio tra culture musicali nel doppio cd (e triplo vinile) In Classic, il nuovo parto musicale della Pfm con orchestra sinfonica. La Pfm incontra la musica classica non per parodiarla, ma per entrarci coi suoi molteplici mezzi espressivi. «Prima di inventare un filone rock che ancora in Italia non c'era - dice la band - eravamo musicisti impressionisti con tanta voglia di colorare il mondo».
Così pagine di Dvorak, Mahler, Il Nabucco di Verdi, La Suite italiana che comprende Mendelssohn, Celebration e La danza di Rossini («il nostro compositore più divertente e gaudente») uniscono il rigore della classico all'immaginifico sperimentalismo della Pfm in un esaltante viaggio sonoro. «Ci piacerebbe eseguire questi brani alla Scala, il repertorio c'è, non penso si possano avere pregiudizi perché usiamo strumenti elettrici. Vedremo col nuovo sovrintendente». Tanti progetti, tanti sogni, e i puristi cosa dicono? «Abbiamo suonato i brani in anteprima a Guastalla, poi agli Arcimboldi di Milano e a Tokyo, davanti a un pubblico eterogeneo che ha applaudito convinto. Dopo quattro anni di lavoro pensiamo di aver dato il meglio di noi stessi». Quattro anni, da quando raccolsero la sfida di fare un'opera su Mozart, «il compositore che divertiva le corti ma al tempo stesso il popolo, ma noi abbiamo deciso di fare un lavoro che non comprendesse soltanto Mozart ma attraversasse tutta la storia della musica classica legata dal filo rosso della musica popolare, come quella di Dvorak. Dove non c'era quel tocco popolare l'abbiamo inserito noi».
Nel secondo cd il procedimento è contrario; ci sono brani come Dove...quando e Impressioni di settembre completamente rivitalizzati dall'orchestra. «In Classic è stato un lavoro costoso e faticoso in cui siamo noi stessi, tanto in radio i nostri brani di 7-8 minuti non ci finiranno mai. Sono dei bellissimi viaggi che vanno controcorrente rispetto al pop di oggi».