Com'erano giovani i nonni italiani della fantascienza

Da "Un viaggetto nella Luna" datato 1836 all'utopia del 1897 che esplorava il 3000

L'affermazione troppo spesso ripetuta secondo cui l'Italia, mentre in altre nazioni occidentali nasceva una narrativa «fantascientifica», era sottosviluppata da questo punto di vista è un luogo comune che rimbalza senza essere approfondito. Del resto, più si approfondiscono le ricerche e più materiale del tutto inaspettato viene alla luce, anche nei periodi considerati più «oscuri» per definizione della nostra storia. Romanzi, racconti, illustrazioni, fumetti, opere teatrali, scenografie, fotomontaggi, narrativa per bambini, ragazzi e adulti, saggistica al limite della speculazione scientifica e già quasi fantascienza, contribuiscono a creare una sottile ma ininterrotta linea ispiratrice che dall'inizio dell'Ottocento giunge agli anni '50 del '900 allorché sbarcò in massa la science fiction americana e si chiamò fanta-scienza. Col trattino.

Fa un certo affetto apprendere che nella Modena retta ancora dagli Este uscì nel 1836 Un viaggetto nella Luna di «N.N. Accademico Tassoniano», e che due anni dopo, nel 1838, nella Milano ancora austriaca veniva stampato un Viaggio nell'Universo, romanzo fantastico-metafisico di certo Francesco Viganò uscito dai «torchi di Omobono Nanini», e quindi che nel 1845 un tale Remigio Del Grosso, di professione abate, ebbe l'uzzolo di tradurre dal tedesco nella Firenze del Granducato di Toscana una Memoria del Dottore Guglielmo Olbers sulla probabilità dello scontro di una cometa colla Terra: «probabilità» non «possibilità»...

Nella Penisola non ancora unificata apparivano opere bizzarre che aprivano orizzonti inusitati ai sudditi del Lombardo-Veneto e dei Ducati e Granducati dell'Italia centrale: chissà cosa ancora si potrebbe scoprire andando a scartabellare nelle biblioteche locali... Ma anche dopo le Guerre d'Indipendenza non mancarono, prima del 1900, titoli di questo genere: ad esempio, a Milano nel 1875 viene tradotto Un abitante del pianeta Marte del de Parville in cui il corpo mummificato di un marziano viene scoperto in un aerolito; nello stesso anno appare a Casale il romanzo Nel 2073! con il seguente sottotitolo: «Sogni d'uno stravagante messi in carta per l'Avvocato Agostino della Sala Spada». È la storia del signor Saturnino Saturnini, operato al cervello dal Professor Rokroktwen e svegliatosi duecento anni dopo... A Firenze nel 1885 appare Da Firenze alle stelle del «tenente Ulisse Grifoni», professore di geografia, il quale ci racconta del «Viaggio meraviglioso di due italiani e un francese» che, ampliato nel 1887, si chiamerà Dalla Terra alle stelle: romanzo importante perché, sedici anni in anticipo su I primi uomini sulla Luna di Wells, descrive una «casa volante» che viaggia nel cosmo grazie a un metallo liquido spalmato sopra di essa e chiamato «reagente antigravitazionale». Un'altra descrizione del futuro appare alla vigilia del nuovo secolo: è del famoso (allora) poligrafo medico-igienista, nonché deputato della Sinistra, Paolo Mantegazza, e s'intitola L'Anno 3000. Sogno (1897), una classica utopia, ma all'italiana, in cui la scienza ha preso il posto delle ideologie e delle morali.

E cosa leggevano i ragazzi dell'Italietta giolittiana, prima della Grande Guerra? Non solo Salgari! Anche le avventure interplanetarie, fra l'ironico e il grottesco, di Enrico Novelli, in arte Yambo, disegnatore senza pari e narratore sui generis che però nessuno oggi pensa di ristampare come si deve: ed ecco le aeronavi di Capitan Fanfara (1904), il bolide spaziale de Gli esploratori dell'infinito (1906), la vita sulla Luna de La colonia lunare (1908). Si intrecciano a queste visioni scientifiche e del futuro, ancorché paradossale (Yambo è un po' il Robida italiano), quelle più serie e compassate di Salgari, con «Lo Sparviero», macchina volante mossa ad aria liquida, che compare ne I figli dell'aria (1904) e Il re dell'aria (1907), o con le problematiche visioni del futuro esposte ne Le meraviglie del Duemila (1907). In quello stesso anno appare, diretta dal giovane seguace e imitatore del veronese, Luigi Motta, una serie di sedici brochure ispirate a fantasie scientifiche e metapsichiche (come allora si diceva) sotto il titolo generale di Biblioteca fantastica dei giovani italiani, redatte da nostri autori con il loro nome o con trasparenti pseudonimi anglicizzanti. L'influenza di Verne e Wells si faceva sentire, ma era rielaborata in maniera autonoma. Si pensi ad alcune opere di monsignor Ugo Mioni come il singolare Alla scoperta della Terra (1913) in cui i civilissimi marziani discutono dell'abitabilità del nostro pianeta e del modo di esplorarlo; oppure a La cronaca impossibile di Caterino Tutù (1917) di Gian Bistolfi, un viaggio nelle «meraviglie della scienza» che sotto certi aspetti ricorda Il mago di Oz per la sua propensione al nonsense ed a certe paradossali invenzioni.

Con l'avvento del fascismo la produzione d'avventura per ragazzi s'incrementò e nell'ambito di questo sviluppo trovarono spazio romanzi avveniristici, interplanetari e di speculazione scientifica d'ogni genere sia in libri rilegati, sia in brochure settimanali e mensili, sia a puntate nelle riviste a fumetti.