Commedia italiana: i risultati della tavola rotonda al Festival del Cinema Europeo

Da Claudio Bisio a Carlo Verdone: ecco cosa è successo agli Stati Generali della Commedia Italiana al Festival del Cinema Europeo di Lecce

Giovani e anziani della commedia italiana uniti per proposte e individuare eventuali criticità. Si è tenuta sabato a Lecce la tavola Rotonda sugli Stati Generali della Commedia Italiana, curata da Marco Giusti all'interno del Festival del Cinema Europeo, con la presenza di Claudio Bisio, Nicola Conversa (Nirkiop), Francesco Ebbasta e Ciro Priello (The Jackal), Luigi Luciano in arte Herbert Ballerina, Marcello Macchia in arte Maccio Capatonda, Riccardo Milani, Luca Miniero, Neri Parenti, Carlo Verdone.

Un clima decisamente propositivo ha accompagnato il dibattito. «Non è successo niente di eclatante ultimamente (gli ultimi Stati Generali si sono tenuti un anno fa, sempre al Fce) - ha spiegato Verdone - a parte le nuove leve che giungono dal web e che speriamo riescano a sviluppare al massimo il loro potenziale. Ma i produttori li devono guidare. C'è da dire che uno dei problemi è avere una stagione che dura da ottobre ad aprile, e quindi c'è troppa roba che si pesta i piedi a vicenda. Inoltre dovremmo cercare di non girare troppi remake dall'estero ed evitare che ci siano sempre gli stessi attori in tutti i film».

Bisio e Miniero hanno analizzato costruttivamente la questione, anche perché loro stessi hanno avuto grande successo con "Benvenuti al sud", che è remake di un film francese. «Quando ho fatto "Benvenuti al sud - ha detto Bisio - mi sono chiesto: perché un film del genere non lo abbiamo pensato noi? Alla fine però è stato più bello il nostro».

Amarcord e voglia di osare per il regista Riccardo Milani. «I film di Alberto Sordi - ha spiegato - raccontavano bene il Paese: oggi un produttore si metterebbe in corsa con film che contengano una satira così forte sulla sanità, per esempio?». In effetti, un film di denuncia sulla sanità c'è stato di recente, "Il venditore di medicine", ma si trattava di un film drammatico e non di una commedia come invece era "Il medico della mutua".

E c'è stato infine chi ha reclamato l'apporto dei giovani. «Si può cambiare lasciandoci fare - ha chiosato Maccio Capatonda - Siamo una generazione con una cultura globalizzata». Anche Bisio, proveniente dall'esperienza con "Ma che bella sorpresa" di Frank Matano, ha sostenuto con forza questa mescolanza tra diverse generazioni come un modo per realizzare cose belle che restino nel tempo.