il commento 2 La «Mozart» chiude Per resistere servono i privati

di Piera Anna Franini

L'Italia perde un'eccellenza. L'Orchestra Mozart, fra i più interessanti complessi in campo, ha sospeso l'attività. Era una delle istituzioni forgiate (nel 2004, a Bologna) dal direttore Claudio Abbado. Sulla bravura della Mozart, nulla da eccepire, sono i conti a non tornare. Si parla di sospensione temporanea, ma chi conosce contesti e problemi è più pessimista, ovvero realista. Il nome Abbado è un marchio di fiducia, per finanziatori e organizzatori di eventi, ma i suoi problemi di salute non hanno rincuorato né gli uni né gli altri. Altra cosa. Le eccellenza non possono comunque prescindere da intelligenti operazioni di marketing. Mai sottovalutare, poi, l'azione sul territorio. Un po' come sta facendo l'Orchestra Verdi di Milano che dopo aver fidelizzato il pubblico, ha debuttato con un'operazione in campo finanziario: cede quote della sala concerti con tagli minimi di 900 euro. Altro caso di entità con un occhio all'arte e l'altro al budget è la Filarmonica della Scala, ente privato che non chiede un soldo pubblico. Certo, ha dalla sua parte due banche che hanno sede nella città della finanza. Opera in un teatro come la Scala, fregiandosi di questa stessa griffe, conta poi su orchestrali attivi a Milano, mentre la Mozart ha fra le prime parti musicisti di stralusso che provengono da ovunque e che probabilmente si muovono solo a certe condizioni: come è giusto che sia, la professionalità va riconosciuta. Però... L'eccellenza artistica non può insomma prescindere da quella amministrativa. E questo accade per le grandi istituzioni come per il singolo. Placido Domingo, gran voce e al tempo stesso stratega eccellente della propria carriera. Alexander Pereira, da ottobre nuovo sovrintendente alla Scala, già sta lavorando per creare «Scala friends nel mondo», amici che poi sborsano soldi, felici di farlo perché associano il proprio nome a una fenomenale vetrina. Sì, è un modello americano, testato in un mondo dove i titoli legati al business della marijuana schizzano alle stelle a Wall Street, mentre qui si discetta sulla natura della legalizzazione? Inorridisce abbinare denaro all'arte? Meglio morire?