Concerti, "variazioni" e mostre: Cremona celebra Monteverdi

Il festival musicale debutta il 5 maggio. Si parte con l'opera icona di Monteverdi, L'Orfeo, proposto nell'interpretazione di un complesso quale l'Accademia Bizantina di Ottavio Dantone

Vi furono decenni in cui la Silicon Valley della musica correva lungo l'asse Cremona-Brescia: un fiorire di start up e di manufatti sorprendenti che prosperano tutt'oggi, e alludiamo ai violini e derivati. Nei dintorni, poi, le corti riuscivano ad attrarre i migliori cervelli. In questo speciale ecosistema, più precisamente a Cremona, 450 anni fa nasceva Claudio Monteverdi. È lui il padre dell'opera, un genere che tutt'ora rappresenta l'Italia nel mondo costituendo una voce determinante dell'export di casa nostra.

Cremona celebra il suo concittadino con una serie di manifestazioni raccolte sotto la cupola di «450 - Cremona per Monteverdi». Spazi e istituzioni hanno stretto alleanze nel nome dell'artista che nel 1607 con L'Orfeo ha firmato il primo vero melodramma della storia. In prima linea, il teatro Ponchielli, l'Auditorium Arvedi e il Duomo. L'8 aprile, al Museo del Violino, prende il via la mostra «Monteverdi e Caravaggio»: la tela del Suonatore di liuto di Caravaggio domina nella selva di strumenti d'epoca provenienti da collezioni di tutto il mondo. L'idea è ricostruire l'orchestra dell'Orfeo. La sera prima, concerto inaugurale della mostra. Il 20 aprile, nella Chiesa di Sant'Abbondio, un'esposizione di documenti in parte inediti ripercorre le vicende private dell'artista e della sua famiglia, dall'atto di battesimo ai primi ingaggi.

Il festival musicale debutta il 5 maggio. Si parte con l'opera icona di Monteverdi, L'Orfeo, proposto nell'interpretazione di un complesso quale l'Accademia Bizantina di Ottavio Dantone. I concerti proseguono fino al 24 giugno, quando a chiudere, in Duomo, sarà il Vespro della Beata Vergine con il Monteverdi Choir e l'English Baroque Soloists per la direzione di sir John Eliot Gardiner, sir anzitutto nelle questioni monteverdiane. La novità assoluta del Festival è la prima mondiale di Variazioni su Orfeo (12 maggio). È un melologo scritto dalla compositrice Silvia Colasanti che si è ispirata a madrigali e testi di Monteverdi. Valter Molosti ne ha curato drammaturgia e regia. È poi la voce recitante di pagine tratte dalle Metamorfosi di Ovidio e dai poemi di Rainer Maria Rilke. «Euridice sarà solo corpo, affidato alla danzatrice Michela Lucenti. Noi siamo partiti dal punto in cui Orfeo si volta richiamato da Euridice. Da lì prende il via una riflessione sull'ultraterreno».

Si ascolta, si vede e si studia. In giugno, fra Cremona e Mantova si terrà un convegno di specialisti monteverdiani. Chiediamo a Massimiliano Guido, professore del Dipartimento di Musicologia di Cremona, a che punto sono le ricerche. «La ricerca continua - dice -, ma scoperte sensazionalistiche non ve ne sono. Anzi si sta demitizzando Monteverdi, s'è scoperto che alcune ipotesi, rese poi dogmi, non erano documentabili fino in fondo. Quindi in questi anni si è dato il giusto peso a ogni cosa. Poi, che la partitura di L'Arianna, di cui rimane il solo Lamento, prima o poi venga scoperta, magari in un baule, è ipotesi piuttosto remota».