"Convincerò i non lettori che a Milano adesso è Tempo di libri"

La responsabile della nuova Fiera dell'editoria (19-23 aprile): "Saremo anarchici e curiosi"

A Torino, per la 30esima edizione del Salone del Libro, che si terrà dal 18 al 22 maggio e oggi rivelerà il tema, il direttore è Nicola Lagioia, premio Strega 2015, scrittore e anche editor, classe 1973. A Milano per Tempo di Libri il salone partorito da Aie e FieraMilano, che si terrà dal 19 al 23 aprile - curatrice del programma generale è Chiara Valerio, scrittrice, redattrice e traduttrice, classe 1978. Su di loro, grandi aspettative: stavolta non è burokratia nemmeno per equivoco, figuriamoci, non sono nomine istituzionali, ma di espertissimi del settore, inventori di storie, relativamente giovani intellò italiani. Chiara Valerio in particolare, con un pedigree radical chic inappuntabile: redattrice di Nuovi Argomenti e Nazione Indiana, editor di nicchia con la Nottetempo di Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi, già nella scuderia di Concita De Gregorio, collaboratrice di Rai Radio3 e autrice in scuderia Einaudi. E su di lei le attese sono anche più trepidanti, perché Tempo di Libri è una scommessa nata spaccando in due l'ambiente editoriale.

Che cos'è Tempo di Libri?

«Non è un pranzo di gala e non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo. E nel contempo lo è. Non la si potrebbe fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, ma stiamo provando a farlo. Insomma somiglia a una rivoluzione, forse più in senso astronomico però, cosa che, vista la grande presenza degli scienziati, mi fa molto sorridere».

Perché un editore dovrebbe essere presente?

«Perché no? Ci sono due bellissimi padiglioni, un programma innovativo, a tutti è stato consegnato un alfabeto che funziona solo in mano a un editore e dunque per la prima volta gli editori sono i consulenti al programma della fiera, la pensiamo non solo grazie a loro e ai libri che pubblicano ma con loro. Perché mancare?».

Perché un lettore vorrebbe essere presente?

«Perché la fiera è organizzata per temi, non ci sono presentazioni di libri, ma discussioni su temi che partono dalle lettere dell'alfabeto e si poggiano sui libri scritti dagli autori. Perché i lettori sono anarchici e curiosi. E così è la fiera».

Perché uno scrittore come lei se ne occupa?

«Scrivere non è un punto di vista, è una postura. Scrittore non è uno stato, si è scrittori mentre si scrive. Me ne occupo più da lettrice che da scrittrice. Ogni lettore compone gli scaffali della sua libreria, sposta volumi, sceglie come catalogare o come non catalogare, avvicina e allontana volumi, riposiziona, ci ripensa, torna alla prima disposizione».

Qual è il concetto che sta sotto al suo programma?

«Le dico la verità? Porzia nel Mercante di Venezia: Nulla esiste se non in relazione. Dunque la relazione tra uno scrittore e la sua opera, tra un traduttore e le sue traduzioni, tra uno scienziato e le sue teorie, tra una rosa e una prosa, cose così, tra un giornalista e la sua inchiesta, un fotografo e i suoi obiettivi, un attore e la sua voce o il suo corpo. La relazione».

Due ospiti irrinunciabili a Tempo di Libri.

«Tutti e nessuno, ma sono molto contenta che venga Antonia S. Byatt, in un dialogo con la sua traduttrice da Possessione in poi, Anna Nadotti. E Tom Drury: se non lo ancora letto, che fortuna, ma diciamo che se lei fosse americana saprebbe che i giornali americani titolano Perché Tom Drury rimane il più grande scrittore americano di cui non avete mai sentito parlare?. Ecco, NNE editore lo ha tradotto e lo fa uscire per la fiera».

Due incontri irrinunciabili.

«Non ne esistono. Ma sono contenta della storia nella quale è inciampato o lei in lui Mauro Pescio, di Pascal di Radio 2. La signora Lidia Cova, la prima abbonata del Piccolo Teatro, che è stato fondato nel 1947. Con Mauro abbiamo pensato di metterla in scena, di ruotare la sua poltrona di spettatrice di 180 gradi, fino sul palco. Per raccontare che cosa è e che cosa è stata a Milano, e che cosa siamo noi. Ecco, assistere all'intervista della signora Lidia Cova, non vedo l'ora. Poi, Paolo Zellini e Licia Troisi che dialogano su numeri e mitologie, anche fantasy. Un matematico e una astrofisica. Ci saranno molti scienziati a Tempo di Libri».

Un libro irrinunciabile.

«Il Talmud babilonese, edito da Giuntina, in collaborazione con l'istituto di Linguistica computazionale del Cnr. Ci saranno i matematici, i linguisti e un rabbino. Ha mai letto il Golem di Meyrink? Parole, automi ed ebraismo sono molto connessi».

Che budget ha a disposizione?

«Se stessimo giocando a Monopoli, non potrei comprare Parco della Vittoria».

Che avrebbe fatto con più soldi?

«Un musical. Se lo immagina un balletto sugli anniversari di quest'anno? Jane Austen, centesima tappa del giro d'Italia, Totò, tipo moon-step, e la rivoluzione russa, pieno di cappotti e cappelli e stelle, e Summer of love, l'estate del '67, tutti a colori lisergici».

Che cosa direbbe a un non-lettore per convincerlo a venire a Tempo di Libri?

«Ci sarà da mangiare».

E per convincerlo a leggere?

«Ci saranno da mangiare cose che potrai scoprire prima leggendo Harry Potter. Sì, proprio Harry Potter di cui hai visto il film. Ma nel film non hanno cucinato tutto».

Che cosa c'entra una fiera del libro con la letteratura?

«Non avendo nessuna tensione educativa penso che una fiera del libro come quella che stiamo organizzando a Milano sarà una tale vetrina colorata di libri che a chiunque farà l'effetto del banco gelati quando eravamo bambini. Questo direi al non-lettore: vieni e prenditi un gelato».