Coppola: «Mica ho fatto Shrek prima o poi capirete il mio film»

Applausi a Eleanor, Sofia e Roman. Il regista: «Non ho mai detto cose spiacevoli su De Niro, Nicholson e Al Pacino»

da Roma

Ai tempi del Padrino, chi avrebbe detto che Francis Ford Coppola avrebbe scritto, prodotto e diretto Un'altra giovinezza, tratto dal libro (Rizzoli) di Mircea Eliade (1907-1986)? Chi avrebbe detto che il film si sarebbe aperto nella Romania del 1938, quando Eliade (Tim Roth) era nel Movimento legionario di Codreanu? Chi avrebbe detto che Un'altra giovinezza - coprodotto per l'Italia dall'antifascistissima Bim - sarebbe stato alla Festa di Roma, la II dell'éra veltroniana, mentre nell'éra storaciana del Lazio sarebbe finito altrove?
Così va il mondo... Ma non è la prima volta che il cinema racconta Eliade: il suo amore infelice del 1930, in India, per la figlia di Surendranath Dasgupta, suo maestro, passò dalle pagine allo schermo in Una notte a Bengali di Nicolas Klotz (1988), dove Eliade era Hugh Grant. Anche il deuteragonista di Un'altra giovinezza, Giuseppe Tucci (Marcel Iures), accademico d'Italia, docente all'Università di Roma, direttore dell'Istituto orientale, aveva un quasi precedente cinematografico: aleggiava su Sette anni in Tibet di Jean-Jacques Annaud, perché l'alpinista Ss Heinrich Harrer (Brad Pitt) l'aveva incontrato dal Dalai Lama, come Harrer racconta nell'autobiografia (Mondadori) all'origine del film. Anche Un'altra giovinezza è largamente autobiografia, quella di un settantenne del 1956 che insegnava storia delle religioni all'Università di Chicago. Qui Eliade ebbe come allieva Wendy Doniger, amica di Coppola, al quale lo presentò come «l'erede di James Frazer». Ed era Il ramo d'oro di Frazer che leggeva Kurz/Marlon Brando in Apocalypse Now, sempre di Coppola...Invece Dominic Matei, alias Mircea Eliade in Un'altra giovinezza legge Finnegan's Wake di James Joyce, proprio come nel libro di Eliade stesso. Purtroppo Coppola vi messo del suo per movimentar la vicenda di un vecchio che ringiovanisce, mercé un fulmine. E ha gonfiato la presenza nazista, quando nel libro vi si accenna solo. Forse Coppola l'ha fatto per neutralizzare un'accusa d'implicito antiebraismo, che poteva colpirlo per aver raccontato con simpatia Eliade. Ed è in questa preoccupazione che forse rientra anche la scelta di Tim Roth, ebreo d’origine. Salvo gettargli fra le braccia Veronica Bühler, anche lei, come lui, colpita da un fulmine: svizzera nel libro, è interpretata dalla romena di Germania Alexandra Maria Lara, già segretaria di Hitler nella Caduta di Oliver Hirschbiegel. Tout se tient.
Dopo i problemi politici, c'erano quelli di messa in scena: Matei/Eliade si sdoppia fra una parte razionale e una sentimentale: sulla pagina ciò funziona; sullo schermo no. E poi ci si chiede perché il giornalista americano (Matt Damon), che nel libro incontra Matei/Eliade nel dopoguerra, nel film lo incontri a Campione nel 1942, quando gli Usa erano in guerra con l'Italia! Damon appare un minuto, poi scompare. Senza fulmini.

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