Così Errol Morris racconta, da cinefilo, l'incendiaro Bannon ex consigliere di Trump c

da Venezia

Si può fare una figuraccia come quella del New Yorker che, prima, ha invitato al suo festival letterario in ottobre Steve Bannon, lo stratega ed ex consigliere di Donald Trump, e poi, dopo le proteste dei lettori, ha disdetto l'invito. Oppure si può andare avanti per la propria strada e fare come il regista Errol Morris che ha girato un intero film-intervista su di lui, American Dharma, perché, dice, «l'ideologia di Bannon è pericolosa ma non parlarne è più pericoloso. Fare gli struzzi per non vedere il pericolo è sbagliato. Anche se cadesse Trump chi verrà dopo di lui dovrà lo stesso risolvere il problema della classe media arrabbiata».

Curioso il taglio cinefilo che Errol Morris dà al suo documentario perché a fare da filo conduttore tra lui e il suo ex collega di università ci sono i film e i personaggi con cui sono cresciuti, dal Gregory Peck di Cielo di fuoco di Henry King al Kirk Douglas di Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick. «Bannon - spiega Morris che nel 2013 era sempre qui al Lido con un'intervista a un altro grande conservatore, Donald Rumsfeld - ama il cinema e ha anche provato a farlo. Così gli ho chiesto quali fossero i film che gli piacevano di più. E quei titoli mi hanno aiutato ad approfondire molti aspetti della sua personalità e della sua visione del mondo». Che è esemplificata da uno degli slogan più riusciti di Bannon: «Meglio governare all'Inferno che servire in Paradiso». Sarà forse per queste parole incendiarie che il film termina plasticamente con il set che prende fuoco.