"Così mi faccio in due, attrice forte sul set ma insicura nella vita"

È protagonista su Rai1 della fiction "Mentre ero via" ma sta girando "Il processo" per Canale 5

Vittoria Puccini una e due. Pirandello l'avrebbe riassunta così. La bionda, fragile eroina di Elisa di Rivombrosa o Anna Karenina che pare tutt'altra dall'energica e volitiva protagonista de L'Oriana (Fallaci) e de L'ultimo bacio. E invece è la stessa cosa. «Perché la fragilità è spesso l'altra faccia della forza analizza l'attrice -. Fuori un aspetto delicato e romantico come il mio. Dentro il vigore d'un carattere che, come il mio, ha dovuto rafforzarsi a contatto con la durezza della vita». E ancora una volta la sua nuova protagonista - in Mentre ero via, sei puntate di un giallo psicologico da giovedì 28 su Raiuno- riunisce in sé la Puccini uno e due. «Si, perché Monica è un donna che a causa di un incidente è rimasta in coma per 8 anni, e quando si risveglia non ricorda nulla di quanto accaduto in quel periodo. Crede di essere ancora innamorata di suo marito (intanto deceduto) e invece nel frattempo s'era unita ad un altro. Così ogni particolare che riaffiora dal buco nero la getta nell'angoscia: è davvero accaduto a me? Io sono davvero diventata quella donna; o sono ancora com'ero otto anni fa? Per ritrovarsi dovrà ricostruire la propria identità».

Mistery o dramma interiore?

«Entrambe le cose. Grazie soprattutto alla regia di Michele Soavi, da molti ritenuto l'erede di Dario Argento, che ha fornito la storia della suspance adatta, e conferito al tutto un taglio davvero avvincente».

A lei è mai capitato di dover ritrovare sé stessa?

«Durante l'adolescenza. Per anni ho avuto ricordi terribili, di quel periodo: mi sentivo continuamente inadeguata, considerata male e poco da chiunque. Il fatto è che detestavo sentirmi al centro dell'attenzione. Poi, riguardando vecchie foto e vecchi filmini, mi sono rivista spigliata - invece - e gradevole: tutt'altro che impacciata. E ho pensato: guarda tu che stupida. Quanti pianti inutili mi sono fatta!».

Strano che una che odia essere al centro dell'attenzione decida poi di fare l'attrice.

«Al contrario: perfettamente logico! Il ruolo definito, le battute già scritte, perfino i movimenti già stabiliti, forniscono un involucro sicuro e protetto dentro il quale l'introverso diventa l'attore più sfacciato. Recitare per me è stato terapeutico. In pubblico torno a sentirmi a disagio solo quando, spogliata del personaggio, devo farmi intervistare. Allora ritorno Vittoria Puccini».

E ci risiamo con Pirandello. Dica la verità: quanto della fragilità romantica delle sue eroine, da Elisa, alla signora dalle camelie, da Anna Karenina alla baronessa Vetsera di Mayerling, c'è in lei?

«Dipende tutto da cosa s'intende per romanticismo. Se parliamo di sturm und drang, ad esempio, ecco che anche i sentimenti più puri si colorano d'impeti oscuri, di torbide passioni. La Karenina era tutt'altro che un debole mammoletta. E Violetta Valery, Maria Vetsera erano donne coraggiosa, nonostante la convenzione sentimentale. Nessuna donna è una cosa soltanto».

E la Vittoria Puccini in veste gossip? Cos'ha a che vedere con quella reale?

«Quasi nulla, ovviamente. A volte guardo le mie foto e le mie dichiarazioni su quelle riviste come se parlassero di qualcun'altra. Io so chi sono. Il gossip cerco di non alimentarlo; e quando mi colpisce cerco di ignorarlo. Però mi ferisce lo stesso. Certi articoli li ho sempre vissuti come una violenza».

E la sua prossima protagonista?

«Una pubblico ministero che in Il processo sei puntate che sto girando per Mediaset a Mantova, con la regia di Stefano Lodovichi e accanto a Roberto Herlitska - indaga sulla morte di una ragazzina. Ancora un modello di dolcezza che cela, in realtà, una volontà di ferro».