Così rivive il «Berretto» con il talento di Jannuzzo

Paolo Scotti

Ci sono testi teatrali che, anche ignorandone l'autore, sublimano talmente stile e contenuti di chi li ha concepiti da rivelarne subito l'identità. Se per assurdo lo spettatore de Il berretto a sonagli che per la regia di Francesco Bellomo da venerdì sarà al teatro Bracco di Napoli, ignorasse che a firmarlo è stato Pirandello, basterebbero l'acre ironia e il fulmineo paradosso che trasudano da ogni battuta per svelarne l'inconfondibile creatore.

Ha giusto un secolo, questo capolavoro; ma la beffarda vicenda dello scrivano Ciampa che accetta l'ipocrita silenzio con cui la società copre il tradimento di sua moglie, al punto di pretendere che chi lo denuncia sia rinchiuso come pazzo, non perde una virgola della sua lucida provocazione, della sua tagliente ferocia. E tra i diversi, possibili approcci con cui oggi la regia affronta classici di questo tipo, Bellomo sceglie il più tradizionale: naturalismo d'ambientazione (nella scena firmata da Carmelo Giammello) e recitazione realistica, accontentandosi di aggiungere un «prologo» - interpretato da Delia Merea - desunto da uno dei due racconti (La verità) da cui Pirandello trasse il copione, e colorendo i dialoghi con un'inflessione dialettale siciliana. Proverbiale banco di prova per primi attori, con l'iconico ruolo (banco di prova per nomi come Paolo Stoppa ed Eduardo De Filippo) si confronta stavolta Gianfranco Jannuzzo. Il quale, facendo probabilmente tesoro dei suoi inizi di attore brillante, varia un'abile pacatezza di toni con improvvisi risvolti ironici, e perfino comici.

In questo segno particolarmente efficace è il lungo finale, in cui il Ciampa di Jannuzzo passa con fulmineo talento dalla guardinga cordialità delle prime scene alla risentita, lucida spietatezza del conclusivo colpo di scena.

Nella stessa chiave interpretativa l'asseconda costantemente la regia di Bellomo, che soprattutto nelle figure del commissario e della signora Assunta (spiritosamente rese da Franco Mirabella ed Anna Malvica) mira ad una caratterizzazione dichiaratamente comica, tale da spingere il pubblico alla piena risata. In ammirevole equilibrio fra i due registri Emanuela Muni, fedifraga moglie del protagonista, ma protagonista essa stessa grazie ad una bella interpretazione a metà fra la rabbia repressa e la dignità ferita. Gaetano Aronica, Carmen Di Marzo, Alessandra Ferrara e Caterina Milicchio completano una compagnia omogenea per capacità e precisione scenica.