Così si raccontano le favelas in mezzo ai Giochi

Tra un match di beach volley e un incontro di fioretto, ecco che ti spunta un filmato: all'improvviso spariscono le pedane scintillanti, le acque cristalline delle piscine, i campi ben rasati di golf e appaiono bambini mezzi nudi in mezzo alla sporcizia e a case cadenti. Sono i mini documentari di ActionAid, l'organizzazione internazionale impegnata contro la fame e la povertà, che mostrano l'altra faccia del Brasile, le favelas accatastate sulle colline di Rio a pochi passi dal villaggio Olimpico, e che promuovono i progetti di intervento della stessa organizzazione. I filmati, da un punto di vista prettamente televisivo e di marketing (per i dettagli degli interventi umanitari rimandiamo al sito ufficiale), hanno il merito di essere realizzati con efficacia, brio e anche ironia. Evitando quelle immagini da pugno dello stomaco che spesso si usano per indurre lo spettatore alla commozione e alle donazioni. Realizzati ad arte, con espedienti semplici ma efficaci come il montaggio veloce e le scritte in sovrimpressione, i video di ActonAid vantano anche un conduttore d'eccezione: il pallavolista Andrea Lucchetta che gira seguito dalle telecamere per i vicoli putridi della favela di Rocinha (senza parlare) e incontra bambini, donne, uomini e spiega loro anche le discipline olimpiche. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Coni e andrà avanti anche dopo le Olimpiadi con interventi destinati ai bambini delle favelas dove da vent'anni lavora ActionAid costruendo asili, scuole, biblioteche, campi da calcio, per cercare di dare loro un futuro migliore.