Così Togliatti sconfisse il riformismo di Amendola

Matteo Sacchi

Da oggi sarà in edicola con il Giornale, all'interno della collana Storia del Comunismo, il volume di Ugo Finetti La lotta politica nel Pci dalla Resistenza al terrorismo. Togliatti e Amendola (a 11,90 euro più il prezzo del quotidiano). Il saggio traccia la storia del Partito comunista italiano dagli anni dello stalinismo a quelli del così detto «compromesso storico» con la Democrazia cristiana in una prospettiva nuova. Finetti, anche grazie ai documenti degli archivi sovietici, smitizza la presunta indipendenza del Pci di Togliatti dall'Urss. Anzi ravvisa nelle dinamiche interne di Botteghe Oscure un fattore di freno (anche se non certo l'unico) alla modernizzazione della società italiana all'indomani del conflitto. Il mito della rivoluzione, di fatto impossibile, continuò a emergere nel Pci di Togliatti, Longo e Berlinguer e bloccò all'interno ogni ipotesi di riformismo democratico. Fece eccezione tra i dirigenti storici del Pci solo Giorgio Amendola (1907-1980), avverso a una linea politica sterile e aperto alla collaborazione con i socialisti e le forze di «democrazia laica», fino a proporre la costituzione di un unico partito della sinistra italiana.

Delle lotte di Amendola nel Pci, dei contrasti con Togliatti e i suoi epigoni, Finetti fornisce una documentazione precisissima. Crudele ironia: le tesi «miglioriste» di Amendola vennero allora respinte e sconfitte. A qualche decennio dalla morte, e dopo la dissoluzione del Pci, proprio quelle idee amendoliane hanno conosciuto una nuova attualità nella generale discussione intorno alle riforme necessarie per far uscire il Paese dalla crisi. Chi leggesse oggi gli scritti dell'ultimo Amendola su come ridurre il disavanzo finanziario dello Stato o innovare la pubblica amministrazione, potrebbe trovarle stringenti. Ma non erano funzionali né ad una lotta a oltranza anticapitalista, né tanto meno al dominio politico dell'Urss. Né, del resto, il Migliore aveva voglia di essere messo in ombra in nome dell'interesse nazionale.