Così Visegrád si oppone all'Europa globalizzata

Refrattari ad una politica di redistribuzione in quote dei migranti, il fronte dei paesi di Visegrád ha trovato una sintesi compiuta nel rifiuto di ogni ulteriore devoluzione di pezzi della propria sovranità politica

In seguito all'adesione all'Unione europea di alcuni Paesi dell'est, orbitanti nell'area di influenza russa, lo scenario geopolitico ha assunto una rinnovata configurazione. All'interno del consesso europeo si sono stagliate posizioni discordanti, nella non celata opposizione ai principi fondativi del funzionamento dell'ente sovranazionale. Come analizza Giuseppe Romeo in Visegrád e il futuro dell'Unione europea. La nostalgia dell'impero sovranazionale e il neosovranismo populista balcanico (pubblicato sul IV numero della Rivista di Politica), è in atto una collisione fra due visioni contrapposte di uno spazio economico, politico e sociale europeo. Schierati su un fronte vi sono quei paesi fondatori difensori del regime democratico, dell'economia di libero mercato e dei diritti umani. Germania, Francia, Belgio e fino al recente passato l'Italia si sono fatti portavoce di una vocazione euro-unionista, convinti della necessità di integrare ancor più quell'istituzione comunitaria diventata attore globale. Viceversa, nella zona centro-orientale si sono compattati quei paesi eredi di una memoria imperialista novecentesca.

Refrattari ad una politica di redistribuzione in quote dei migranti, il fronte dei paesi di Visegrád ha trovato una sintesi compiuta nel rifiuto di ogni ulteriore devoluzione di pezzi della propria sovranità politica. L'ingerenza di Bruxelles negli affari interni viene ritenuta alla stregua di uno sconfinamento indebito delle prerogative dell'autorità politica nazionale ed anticamera verso un conformismo tot court. I capisaldi dei paesi orientali trovano attuazione nella politica della messa in sicurezza dei confini, nel rifiuto della riduzione degli spazi della politica domestica e nella piena autonomia decisionale. Il primo ministro ungherese Orbán e l'omologo polacco Kaczynski hanno affermato a più riprese che l'identificazione in una comunità europea unita comporta un modello di cooperazione multilaterale di carattere economico e commerciale e di una regolamentazione efficace dei flussi migratori. Un sovranismo di governo che difenda strenuamente quell'identità nazionale minacciata dai crescenti processi di globalizzazione. Il piccolo ma in rapida espansione gruppo dei Paesi di Visegrád è così riuscito a sconquassare l'ordine politico europeo, mettendone in luce le contraddizioni istituzionali.

Commenti
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stamicchia

Ven, 19/04/2019 - 08:52

Trovo inquietante l’idea che si possa non essere d’accordo con la difesa del regime democratico, dell'economia di libero mercato e dei diritti umani, soprattutto se penso alle rispettive antitesi.