Cose «einaudite» e mai viste Il catalogo è questo

Luigi MascheroniDentro un libro, un romanzo ad esempio, non c'è solo letteratura, più o meno buona. Dentro, dietro, attorno a un libro ci sono molte cose: grafiche, estetiche, commerciali, finanziarie, politiche (soprattutto politiche...). Ecco perché una mostra di libri è sempre qualcosa di altro, e di più, rispetto ai volumi esposti. Lo spiega bene la mostra I libri Einaudi 1933-1983. Collezione Claudio Pavese che a cura di Andrea Tomasetig, inaugura stasera - si brinda con Dolcetto di Dogliani ovviamente - alla Galleria del Gruppo Credito Valtellinese a Milano (fino al 23 aprile). Qui non ci sono solo i libri più importanti, in prima edizione, di tutte le 92 collane pubblicate da Einaudi, dai celebri «Coralli» ai «Gettoni», dalla «viola» a «Centopagine», più le riviste edite dallo Struzzo (una ventina), più rarissimi «fuori collana», più i titoli imbarazzanti stampati sotto il fascismo e durante il commissariamento della Rsi, subito disconosciuti dalla maison ed espunti dal catalogo. No. Qui c'è molto altro. Ci sono 50 anni di cultura del Novecento, dalla fondazione della casa editrice nel 1933 a quando il «principe» Giulio rimase al timone della nave, nel 1983, prima della crisi e di un altro commissariamento, questa volta finanziario: 50 anni di battaglie ideologiche e intellettuali, di innovazioni grafico-editoriali, di uomini (autori, consulenti, traduttori, curatori) che hanno costruito un punto di riferimento centrale per almeno due generazioni di lettori. E tutto ciò grazie alla collezione di Claudio Pavese (nessuna parentela con lo scrittore einaudiano), torinese, ricercatore non accademico - si definisce un «archeologo editoriale» -, studi di arti grafiche alle spalle e un lavoro nel mondo della comunicazione che lo ha portato per decenni in giro per l'Italia, un'ottima occasione per tessere fitte relazioni con librari, rigattieri, bibliofili... Voleva raccontare a modo suo la storia dell'Einaudi, e l'ha fatto. Mettendo insieme 3000 pezzi (in mostra ce ne sono 300) sui 5000 titoli totali del catalogo storico dello Struzzo. Un tesoro che nessuno ha: né la famiglia Einaudi, né la stessa casa editrice, né le biblioteche pubbliche.A proposito. Fra i gioielli in mostra ne scelgo tre fra i più curiosi. Il primo libro Einaudi, che tutti pensano sia Che cosa vuole l'America? di Henry A. Wallace, giugno 1934, e che in realtà è Crisi del liberismo o errori di uomini? di Attilio Cabiati, stampato il 2 gennaio 1934. Un libro a fogli sciolti, di grande formato, stampato in solo 50 copie nel 1950 per la XXV Biennale di Venezia, con 22 litografie di artisti tra cui Afro, Birolli, Morlotti, Treccani e Vedova: un libro che manca nel catalogo Einaudi (e prima mai neppure visto da Andrea Tomasetig, il che è tutto dire). E la prima edizione di Un paese con le fotografie di Paul Strand e i testi di Cesare Zavattini, un capolavoro assoluto del libro fotografico: uscì nel 1955 e costava 3mila lire, un terzo di uno stipendio normale, allora. Una follia. Che, personalmente, avrei fatto.