«Cose Nostre», esempio di tv e di coraggio

Nel gran caos di questi giorni di referendum e crisi, e di infiniti dibattiti televisivi, è quasi un'oasi per la mente fermarsi a vedere Cose Nostre, il programma di Emilia Brandi dedicato a chi combatte le mafie. Ovviamente non ci si rilassa, ma almeno si sente parlare, con grande professionalità e accuratezza, di problemi concreti del nostro Sud. Lunedì sera, in seconda serata su Raiuno, il programma di Emilia Brandi ha raccontato la storia di Giuseppe Antoci, il presidente del parco dei Nebrodi, la più grande area protetta della Sicilia. La giornalista, attraverso la testimonianza del coraggioso presidente, ha documentato come la mafia locale si sia arricchita per anni ottenendo milioni e milioni di finanziamenti europei semplicemente mostrando una autocertificazione antimafia, procedura possibile per farsi assegnare terreni dal valore inferiore a 150.000 euro. Antoci, con una semplice disposizione, cioè togliendo l'autocertificazione da qualsiasi appalto di qualsiasi genere, ha tolto alla criminalità introiti ingenti e per questo è stato minacciato e ha subito anche un attentato, sventato per miracolo. Ora, a parte il grande esempio che un personaggio come Antoci (e gli altri presentati nella serie di Raiuno), fornisce agli spettatori, dal punto di vista prettamente televisivo va sottolineata la sobrietà con cui è stata confezionato il programma, senza fare del protagonista solo un santino. Piacerebbe, di queste puntate, vedere in futuro un «come è andata a finire», un aggiornamento di come proseguono le battaglie condotte da questi piccoli grandi eroi.