Cristina vince e rilancia: "I prossimi duetti? Con Nek e Stato Sociale"

Il disco della D'Avena è il più venduto del 2017 tra le cantanti: "E dire che ho iniziato per caso"

Lei di certo ha le idee chiare: «I ragazzi non ascoltano soltanto rap o trap». E i numeri le danno ragione: nel 2017 Cristina D'Avena è stata la donna italiana che ha venduto più dischi di tutte.

Merito di Duets, il suo album di duetti, e merito di una carriera diventata un simbolo per un paio di generazioni. Quando gira per le strade qui a Verona ha un seguito da vera popstar, con plotoni di cellulari che aspettano selfie. «Io sono sempre io, sono una che canta da quando aveva tre anni (esordio allo Zecchino d'Oro - ndr) e continua a essere orgogliosa di farlo». E' una delle protagoniste dei Wind Music Awards (in onda su Raiuno stasera e il 12 e anche il 26 giugno con una puntata speciale guidata da Federico Russo e Marica Pellegrinelli). A condurre i gran galà sono Carlo Conti e Vanessa Incontrada, coppia ormai consolidata qui sul palco dell'Arena di Verona e ben assortita nel ruolo di «premiatori», visto che i Wind Awards premiano chi ha venduto più dischi o biglietti da maggio dell'anno scorso. In sostanza, sono una passerella di numeri uno, da Antonacci a Baglioni fino alla Pausini, Thegiornalisti o Shade e Sfera Ebbasta. Sono il termometro del pop.

E stavolta a ritirare un premio c'è anche lei, Cristina D'Avena, la «signora delle sigle dei cartoni animati», che ha battuto i pregiudizi ed è rinata a furor di popolo. «Io ho iniziato quasi per caso, cantando Pinocchio con il maestro Augusto Martelli. Pensavo finisse tutto lì. Invece il pubblico si è affezionato alla mia voce e mi hanno chiamato per altre sigle. Ma i contratti erano brano per brano, non c'era nessuna garanzia per il futuro». Alla fine le sigle sono diventate quasi 400 con titoli come Occhi di gatto o Kiss me Licia e Memole dolce Memole che hanno subito la stessa trafila di molti classici del pop: prima adorati da una generazione, poi dimenticati o sottovalutati e infine riconosciuti come inevitabili testimoni di un tempo: «In Duets canto Mila e Shiro con Annalisa che aveva un anno quando è uscita la versione originale». In fondo, dalla metà degli anni Ottanta in avanti, Cristina D'Avena è stata una delle protagoniste di quella che si chiamava «la tv dei ragazzi». Erano, in sostanza, programmi calibrati per telespettatori giovanissimi, curiosi e quindi molto selettivi. Ad esempio Bim Bum Bam, condotto su Mediaset anche da Paolo Bonolis: «Con lui ho interagito poco. Però ricordo molto bene le gag con Marco Columbro, che tra l'altro prestava anche la voce al pupazzo Five. La tv per ragazzi è stata la palestra di moltissimi veri talenti, dal Mago Forrest in poi».

Da lì in avanti, Cristina D'Avena ha collaborato con Gerry Scotti (Meraviglioso), Claudio Lippi (Troppo simpatico) e persino con una coppia dimenticata ma non dimenticabile: Enrico Beruschi e Margherita Fumero («Quante risate ci siamo fatti»). Però negli anni Cristina D'Avena era diventata per l'intellighentsia più radical chic il simbolo della canzonetta per bambini, quella usa e getta, rigorosamente legata soltanto a una fase anagrafica e poi per carità, tutta da buttare. «In realtà io mi accorgevo che quando incontravo i miei colleghi contanti, quelli famosi o famosissimi, tutti cantavano le mie sigle a memoria».

E così l'anno scorso è nato Duets, il disco premiato a Wind Music Awards nel quale Cristina D'Avena canta con il top della canzone italiana. Non a caso, molti dei suoi ospiti, da Emma a J-Ax a Ermal Meta, sono a loro volta premiati qui ai Wind Awards. «Onestamente non mi aspettavo un successo del genere, siamo stati una settimana al primo posto in classifica e poi non ricordo quanto tempo nella top ten». Forse senza aspettarselo, Cristina D'Avena ha aperto una nuova fase della propria carriera e chissà che non arrivi presto un Duets volume 2. «Chiaro che mi piacerebbe», dice lei mentre velocissima si prepara a salire in scena e sua mamma la segue con il sorriso. «Vorrei chiamare artisti che ora mi piacciono molto, come Fabrizio Moro o Lo Stato Sociale o come Nek, che non sono riuscita a chiamare per il primo volume».

Però c'è un sogno nascosto: «Mi vorrei divertire a fare altro». Ossia? «Registrare Vita spericolata di Vasco o altri brani storici». E vedrete che ce la farà, questa bolognese caparbia e simpatica che pezzo dopo pezzo ha messo in musica l'adolescenza di una generazione.