Crociate, misteri, delitti Nel Graal genovese c'è un giallo medievale

Protagonista del libro ambientato nel XII secolo è il condottiero e detective Guglielmo Embriaco

Il mare è la libertà. Ma un vascello può essere anche una prigione carica di orrore. Non per niente la parola «galera» che, all'origine, indicava le snelle navi medievali e rinascimentali a remi - derivate dai dromoni bizantini - è anche quella che si usa come sinonimo di carcere duro.

Quanto una nave possa diventare un claustrofobico inferno il lettore può scoprirlo tra le pagine de I senza cuore (Giunti, pagg. 416, euro 19), il nuovo romanzo di Giuseppe Conte. Conte è un maestro della parola, capace di spaziare agevolmente tra poesia e narrativa, e imbastisce un giallo storico che coniuga l'ambientazione medievale, quasi un Nome della rosa movimentato dalla violenza del maestrale, a un sottile clima di terrore psicologico che ricorda il romanzo The Terror di Dan Simmons, dove l'equipaggio di un bastimento isolato nei ghiacci polari precipita nella follia.

Proviamo a riassumere la trama del libro senza rovinare il piacere della lettura. Anno del signore 1116. Nella potente città marinara di Genova, il mercante crociato Guglielmo Embriaco, detto Testadimaglio, organizza un misterioso viaggio a bordo della sua nuova magnifica nave, la galera chiamata «La Grifona». Guglielmo (personaggio storico realmente esistito) ha partecipato alla Prima crociata, sono state le sue macchine d'assedio a far cadere Gerusalemme, e ha riportato in città meravigliose ricchezze, compreso il Sacro catino (ancora oggi nel museo della Cattedrale cittadina). Eppure una grande inquietudine attraversa l'animo del marinaio guerriero. Un antico segreto, rivelatogli contro la sua volontà, lo spinge a passare le Colonne d'Ercole per navigare verso Nord. Ma non sarà un viaggio fortunato. Sulla rembata di prua, una mattina, viene ritrovato il cadavere di Astor Della Volta, giovane ufficiale di nobile famiglia. Imbarcato a colpi di raccomandazioni, bellissimo ma cinico e malevolo, tra gli altri ufficiali aveva ben pochi amici, tra i banchi dei rematori o tra la ciurma ancora meno. Ma chi si poteva immaginare che qualcuno avrebbe approfittato delle tenebre di una notte di luna nuova per squartargli il petto e strappargli il cuore?

Tra i banchi della nave si diffonde il terrore che prende ufficiali, marinai e schiavi ai remi. Chi uccide sulla «Grifona», e perché? Subito c'è chi parla del maligno, a partire dal prete di bordo, Don Rubaldo Pelle. Del resto, in un ambiente così ristretto, dove gli uomini vivono pigiati gli uni agli altri tanto che domina sempre un tanfo insopportabile, come è possibile che qualcuno sia riuscito a compiere un delitto talmente efferato senza essere visto?

Sul mistero indagherà proprio Guglielmo Testadimaglio, con il suo scrivano Oberto da Noli (che è anche la voce narrante del racconto). I due uniranno le loro forze: da un lato la logica ferrea di Guglielmo, uomo più abituato a progettare macchine d'assedio che a ragionare sui meandri della mente umana, dall'altra la cultura umanistica del giovane letterato, che si trasforma nell'indispensabile braccio destro del comandante-detective. Ma nel frattempo sulla nave il sangue continuerà a scorrere, fra tempeste, inseguimenti di pirati barbareschi, bonacce sconsolanti e incontri con i vichinghi, vendite redditizie in porti amici ed eventi nefasti. Ma più che la trama, ben costruita, a contare è l'ordito. Conte approfondisce nel racconto la psicologia di una miriade di personaggi (dal cuoco di bordo al maestro d'ascia Giuseppe di Pietrabruna), riflette sul senso della pace e della guerra, su come il mare generi fratellanze indissolubili e odi furibondi, sulla colpa e sul perdono. Utilizza insomma la nave e i suoi spazi ristretti per mettere la natura umana alle corde e vivisezionarla.

E alla fine per rivelarci che il diavolo è femmina e, a volte, ha le sue ragioni, anche se nemmeno il più astuto degli investigatori può capirle.