La «Cultura moderna» torna a primavera

Con la puntata di stasera si chiude il ciclo invernale di Cultura moderna, il game show di Italia 1 che Antonio Ricci ha provato a riproporre riprendendo un suo programma di una decina di anni fa. Le fasi semifinali e finali si terranno a primavera. Una mossa azzardata («una mia perversione», la definisce lui) quella del patron di Striscia che, nel tentativo di rivitalizzare quella fascia oraria di Italia 1, ha voluto sfidare se stesso: il tg satirico di Canale 5 e Cultura moderna vanno in onda in parte in sovrapposizione in access prime time, subito dopo i tg della sera. Gli ascolti non sono stati brillanti, anche se Ricci sottolinea che l'obiettivo del 4 per cento di share nel pubblico attivo è stato quasi raggiunto. In ogni caso in quella fascia i programmi realizzati dalla sua squadra raggiungono ascolti da brindisi visto che tutte le sere Striscia batte il concorrente Affari tuoi. Auditel a parte, quel che appare incredibile in programmi come questo è la propensione degli italiani, di una parte degli italiani, a rendersi ancora oggi così ridicoli pur di apparire in televisione. E a farsi prendere bonariamente in giro da un conduttore come Teo Mammucari sul cui volto si legge lo stupore (per non dire altro) per l'ingenuità (per non dire altro) dei concorrenti. Certo, il programma è una «provocazione», visto che come ha spiegato Ricci «fare cultura in tv è contronatura, come arare un campo con il phon». L'obiettivo sta proprio nel mettere alla berlina la cosiddetta «cultura» dei nostri tempi, il tutto condito con tanta ironia. Però certi «soggetti» dovrebbero proprio evitare le telecamere...