Una cupa Odissea femminile e attualissima

L'Odissea del terzo millennio ha un nome: Haifa Gemal. Una donna della tribù dei Mosul che il disumano destino della guerra ha sospinto, insieme alla sua bambina di quattro anni, a compiere una marcia di cinquemila chilometri verso la libertà. Occident Express di Stefano Massini è il diario di questa grande fuga attraverso Turchia, Grecia, Macedonia, Ungheria, con il caldo e il freddo e la paura. Fino all'agognato approdo alla salvezza, l'amata Svezia. Bastano queste sole parole dure come il marmo per farci rivivere la musica dal vivo di Enrico Fink, suonata da otto bravissimi musicisti dell'ensemble musicale di Arezzo, che all'uopo interpretano anche vari personaggi. Tutto questo in una sorta di melologo spoglio, senza addobbi e fascinazioni visive che aiutano a dimenticare gli orrori della guerra, interpretato da un'attrice giunta al massimo della sua maturità espressiva, dato che il suo personaggio mostra, a tratti con dolcezza e a tratti con un empito didascalico, quasi brechtiano, tutto il suo armamentario recitativo. In questo contesto ci sovviene il ricordo di quanto è accaduto a Riace, dove il teatro ha vinto in nome di un'urgenza morale. Nel corpo dilaniato di questa donna rivive tutta la gratuità del male e l'avidità per il denaro. In questa lotta per la sopravvivenza il teatro può contribuire a cambiare il mondo. Facendo rivivere ogni sera la storia di Haifa, mettendoci in cammino con lei, non si corre il rischio di girarsi dall'altra parte. Brava Ottavia Piccolo e grazie di cuore.

OCCIDENT EXPRESS - Piccolo Teatro Paolo Grassi, Milano.