Dai neri all'ambiente La cerimonia diventa una tribuna politica

Gara tra il conduttore Chris Rock e gli altri vip a chi tiene il discorso più banale e politicamente corretto

Maurizio AcerbiPiù che alla serata che assegnava gli Oscar 2016, sembrava di essere ad una puntata di Tribuna Politica visto che sul palco si sono toccati diversi temi sociali spaziando dagli abusi sui bambini ai problemi delle minoranze etniche, dalle «quote nere» da riservare agli attori di colore al problema del surriscaldamento globale, dalle violenze sulle donne ai diritti della comunità omosessuale. Problematiche verso le quali Hollywood non ha mai nascosto il proprio atteggiamento progressista. Del resto, la vittoria di Spotlight è quanto meno sospetta e fa il paio con quella di due anni orsono di 12 anni schiavo. Sembra che gli Usa vogliano fare, con queste statuette, pubblica ammenda dei loro «peccati» e quale vetrina migliore di un premio così prestigioso per dimostrare il proprio ravvedimento? Che la notte degli Oscar avrebbe preso questa piega, lo si era capito dal sermone, pardon, dall'introduzione del presentatore Chris Rock che non poteva non toccare la polemica delle passate settimane a proposito della totale assenza di candidati neri. «Almeno 15 neri li ho trovati venendo qui. In molti mi hanno chiesto di boicottare questa serata ma, è incredibile: nessun nominato nero e io, nero, invitato qui a parlare. Comunque se volete i neri, create delle categorie per i neri. L'Academy non c'entra nulla. L'Academy riflette quello che è l'industria del cinema, e se agli attori di colore non vengono date le stesse opportunità non è certo responsabilità dell'Academy. Noi questo vorremmo: uguali opportunità. Come a Leo, ad esempio, che ogni anno gli fanno fare un filmone». Alejandro González Iñárritu, nel ricevere il premio come miglior regista, ha rincarato la dose: «Vogliamo un'opportunità per liberarci di tutti i pregiudizi. Il colore della pelle è irrilevante come la lunghezza dei nostri capelli». È toccato a DiCaprio, vincitore come miglior attore protagonista, toccare il tema ambientale: «Per girare The Revenant abbiamo dovuto andare quasi al Polo. Il 2015 è stato l'anno più caldo della storia, i cambiamenti climatici sono una realtà che sta accadendo adesso, dobbiamo smettere di procrastinare, bisogna agire per l'umanità e per le comunità indigene, per i figli dei nostri figli, le cui voci sono poste sotto silenzio dall'avidità di pochi». Per la vittoria di Spotlight, film sulla scandalo dei preti pedofili nella città di Boston, ci si è rivolti persino al Papa, per bocca del produttore Michael Sugar: «Questo premio dà voce ai sopravvissuti. Una voce che arriverà al Vaticano. Papa Francesco, è arrivato il momento di proteggere i bambini». La questione dei diritti della comunità omosessuale è stata toccato da Sam Smith, vincitore per la miglior canzone (ha battuto, a sorpresa, Lady Gaga e il suo testo sulla violenza sulle donne): «Ho letto un'intervista a Sir Ian Mc Kellen, dove diceva che nessun gay, dichiarato, ha mai vinto un Oscar (non è così, n.d.r.) e allora se io sono il primo voglio dedicarlo a tutte le comunità LGBT al mondo. E sono qui in piedi, questa sera, da gay e orgoglioso di esserlo. Spero che un giorno potremmo tutti essere considerati normali, uguali». E per non farsi mancar nulla, c'è stato anche un discorso di Joe Biden, il vicepresidente Usa, che ha chiesto a tutti di prendere un impegno e di promettere di non fare finta di nulla e intervenire quando si ha notizia di una violenza e alle stesse vittime, che spesso si pensano colpevoli, ha chiesto di non vergognarsi e di non ritenersi mai responsabili per le violenze subite. Dulcis in fundo, la vittoria di Morricone ha scatenato i nostri politici che hanno fatto a gara, con vari tweet, per vivere, per qualche istante, di luce riflessa. Amen.