Dalle balere degli anni '30 fino ai corsi Così la danza popolare è un «business»Il fenomeno

Dalle indagini degli psicologi (che lo indicano come terapia delle coppie in crisi) fino al dilagare di locali che ne ospitano le orchestra, il «ballo liscio» è diventato non solo un fenomeno popolare ma anche un autentico business. Da quando Secondo Casadei girava la Romagna alla fine degli anni Trenta a oggi, quello che è il nostro country ha preso piede anche nel resto d'Italia consacrando quella che in fondo è la sua natura: un polo d'attrazione per il buonumore, un'occasione per incontrarsi lontano dalle tensioni del lavoro o dell'apparenza. E così ovunque si sono moltiplicate le scuole di ballo e, soprattutto d'estate, le orchestre tengono centinaia e centinaia di concerti. A cambiare, è stata soprattutto la percezione del pubblico. E da fenomeno folcloristico fino a patrimonio culturale dell'intero paese il passo è stato molto lungo e difficile. Di certo gran parte del merito si concentra in Raoul Casadei, che dal 1971 ha lentamente traghettato fuori dalle balere quelle canzoni come Simpatia o Ciao Mare che erano già autentici best seller del circuito. E lo ha fatto partecipando negli anni '70 sia a Sanremo che al Festivalbar, girando alcuni spot pubblicitari e comunque facendosi conoscere al di fuori del proprio circuito. Da lì il «liscio», con tutti i sottogeneri come quello piemontese o delle danze folk, si è trasformato in un fenomeno nazionale che in qualche modo rappresenta una radice importante della nostra tradizione musicale. E il giro d'affari è cresciuto a dismisura, correndo paralellamente al consenso. Perciò basta dare un'occhiata al cartellone di questa estate per rendersi conto di quanta gente trascorrerà le serate estive ballando il liscio. Con allegria. Un'allegria della quale a tanti fa comodo non parlare.