Dalle cantine pugliesi alla Scala del rock: i Negramaro conquistano San Siro

Oltre 2 ore di show (tra vento e audio in tilt): Sangiorgi omaggia Dolores O' Riordan

Se loro lo definiscono «un concerto dinamico», potete immaginarvi com'era. Ieri sera i Negramaro a San Siro sono stati la perfetta realizzazione di un gruppo «indie» che in poco più di dieci anni passa dai piccoli locali alla Scala del pop.

Due ore e un quarto («Ma avremmo voluto suonare molto di più»), 28 brani tra hit come Mentre tutto scorre o La prima volta e passaggi strumentali composti da Danilo Tasco e Andrea Mariano: insomma una festa. E difatti, quando si sono accese le luci dopo lo show di Stylophonic, davanti al palco «incastrato» tra due gigantesche parabole televisive (disegnato da Giò Forma) c'era l'entusiasmo vero di chi segue questa band salentina da quando vagava nell'underground italiano. «Noi suoniamo ancora indie - ha spiegato il leader Giuliano Sangiorgi prima di salire in scena - anche se ai nostri tempi l'indie è un'altra cosa. Sul palco le nostre canzoni sono pop? Ben venga. Nel 1999, quando ci siamo formati, nel Salento non c'era nulla, salvo buona musica nelle cantine. Oggi la musica cosiddetta alternativa sta recuperando tante cose del passato, da Rino Gaetano ad Antonello Venditti, e per fortuna non strizza l'occhiolino al rap americano».

In sostanza, in questo concerto (come negli altri dei prossimi giorni, dall'Olimpico di Roma allo Stadio di Lecce) c'è la sublimazione di uno dei pochi gruppi italiani che siano capaci di dominare classifiche e radio senza dimenticare la struttura della canzone rock costruita su melodia e suoni di chitarra o di pianoforte. «Quando guardo gli altri della band, io ritrovo la pace», spiega Giuliano Sangiorgi, che l'altro giorno ha annunciato di diventare presto padre: «Sarà a novembre, l'ho annunciato sui social sull'onda dell'emozione perché era bello condividere ma ora questa vicenda tornerà nei meandri della mia riservatezza». Invece il concerto è una sorta di gigantesca condivisione. La band come sempre suona «alla vecchia maniera», quindi sudando e impegnandosi. E le canzoni hanno un significato spesso complicato e poetico, che Sangiorgi affronta alla propria maniera, con una straordinaria complicità (che il pubblico apprezza) e autentica partecipazione. Ad esempio Via le mani dagli occhi è contagiosa. Sei tu la mia città è esplosiva, ma è stata turbata da un tilt dell'impianto audio di almeno un minuto. Un episodio mai visto in uno stadio. Poi Per uno come me il riferimento all'attualità diventa ancora più concreto: «Vorrei che la terra fosse sempre salvezza. Noi non sappiamo fare politica e non ci interessa, ma nel 2018 le persone non possono morire in mare». Poi, dopo aver accennato a Saviano («Chi denuncia la mafia deve essere tutelato»), i Negramaro hanno disteso il loro pop (molto rock) arrivando anche a rendere omaggio a Dolores O' Riordan, la cantante suicida dei Cranberries che aveva duettato con loro in Senza fiato e che in questi concerti appare in foto mentre Sangiorgi vola a quindici metri d'altezza «tra il pubblico e l'ultraterreno». Una breve parentesi malinconica in una sarabanda (gioiosa) di musica.