Dee Dee si battezza nelle acque del Mississippi

«Mi sono battezzata nelle acque del Mississippi», annuncia Dee Dee Bridgewater per far capire che il suo nuovo album, Dee Dee's Feathers, è un atto d'amore per New Orleans e la sua storia. New Orleans come fonte primaria del jazz ma anche come città risorta dopo il disastro dell'uragano Katrina. «Volevo scavare nella tradizione, riprendere il legame storico che lega gli antichi schiavi al primo jazz, fare un ritratto in musica della città». Per questo Dee Dee inanella brani tradizionali come Big Chief, con la collaborazione del glorioso Dr.John («per me è il marchio di fabbrica della città») e classici del jazz come St.James Infirmary e Congo Square. «Congo Square era la piazza dove gli schiavi si trovavano per suonare e riunirsi in una zona franca, è un simbolo inamovibile della vera New Orleans, per questo ho deciso di registrare quel brano».

L'album è nato dopo che Dee Dee ha partecipato all'inaugurazione del Jazz Market di New Orleans, il primo spazio dedicato al jazz e all'istruzione nella città della musica, con il trombettista nativo Irvin Mayfield e la New Orleans Jazz Orchestra. «È il mio primo disco che non produco da sola, perché volevo che fosse tutto originale. È stato inciso in una chiesa abbandonata e trasformata in studio di registrazione dopo l'uragano e tutto è originale, anche la foto di copertina, che è l'interno di una antica casa del 1739. A New Orleans sono rimaste antiche tradizioni ormai perdute nel resto del paese, come gli “house party”, dove la gente apre le porte delle proprie case al vicinato per festeggiare, mangiare e suonare insieme la domenica. Vorrei che dall'album si sentissero questi sapori». Non incide molto Dee Dee, ma ogni suo disco è un successo sicuro. «Vado in sala di incisione solo quando sento davvero il progetto. Qui sento l'orgoglio afroamericano. In famiglia ho avuto tanti artisti e personaggi sensibili, tra cui una bisnonna, Lottie Gee, che portò Josephine Baker a Parigi.» I suoi artisti preferiti sono anch'essi una pietra angolare della tradizione. «Amo i trombettisti, da Thad Jones al vostro Fabrizio Bosso. Sento che cantanti come Bessie Smith, Billie Holiday, Ella Fitzgerald sono parte di me, anche se la più affine alla mia personalità è Betty Carter. A cambiarmi la vita sono stati i duetti con Ray Charles». E del rap dice. «In fondo è jazz; il free style è improvvisazione. Mi spiace solo che pochi giovani oggi siano impegnati socialmente».