Depp, gangster perfetto: "Anch'io sono malvagio"

L'attore, imbruttito per interpretare Whitey Bulger, spietato boss di Boston. "Non ho mai voluto essere un attore da poster"

E niente. Non ci sono 50 sfumature di grigio che tengano. Arriva al Lido Johnny Depp e anche la sua splendida coprotagonista Dakota Johnson passa in secondo piano. D'altronde Black Mass - L'ultimo gangster , il film diretto da Scott Cooper presentato fuori concorso a Venezia 72 e in uscita l'8 ottobre nelle sale, è una pellicola prettamente maschile che racconta le imprese criminali di uno dei gangster più spietati di Boston negli anni '70 e '80, Whitey Bulger, interpretato dal sempre più camaleontico Johnny Depp qui mezzo calvo. Anche un'attrice importante come Sienna Miller ( American Sniper ) è stata completamente tagliata in fase di montaggio: «Era fantastica accanto a Johnny - spiega il regista - ma in fase di montaggio ho sentito la necessità di restringere il fuoco della storia».

Sono invece tantissime le ragazzine venute da tutta Italia che hanno addirittura pernottato sul red carpet della Mostra per assicurarsi un posto in prima fila nella speranza di un autografo o di una foto con l'attore nato 52 anni fa nel Kentucky che continua a essere un idolo intergenerazionale (in una gelateria del Lido si trova il gusto Johnny Depp). Ieri mattina l'attore, arrivato a Venezia in compagnia della moglie ventinovenne Amber Heard interprete di The Danish Girl che passa oggi in concorso, si è presentato davanti ai giornalisti in una sala gremitissima, giacca verde, occhiali da sole, camicia bianca sbottonata anche sui polsini da cui spuntava la scritta «no reason» ossia uno dei suoi tanti e spesso ermetici tatuaggi. In mano una bottiglia di birra che ha assicurato essere analcolica, ha subito iniziato ringraziando i tanti fan: «Non mi piace chiamarli con questa parola. Per me le persone lì fuori sono così devote da aspettare tanto tempo per dirmi solo ciao che li considero come i miei capi, perché sono loro che vanno al cinema e spendono denaro. Quindi grazie capi!».

Ma anche sulla preparazione al ruolo e sulla storia del gangster Whitey Bulger, raccontata nel film con un cast eccezionale e nella maniera molto classica «dalle stelle alle stalle», l'attore ha avuto molte cose da dire: «Ho trovato il malvagio in me molto tempo fa e l'ho accettato, siamo vecchi amici ormai. Un personaggio va sempre affrontato come se fosse un essere umano perché nessuno credo che si svegli la mattina dicendo oggi sarò cattivo. Certo c'era la violenza ma faceva parte del suo lavoro, era come un linguaggio da usare per fare affari». Fuori dallo schermo il vero Whitey Bulger ha compiuto l'altro ieri 86 anni e si trova dal 2011, dopo 15 anni di latitanza in giro per il mondo (fu avvistato anche a Taormina), a scontare in Florida due ergastoli. È stato uno dei capi della famosa Winter Hill Gang attiva nella zona di Boston dove controllava tutti i traffici illeciti anche grazie a un'inedita alleanza con l'Fbi voluta dall'agente John Connolly che ha così debellato la mafia italiana facendo una rapidissima carriera conclusasi però con una condanna a 40 anni per la copertura esclusiva data al gangster. «A prescindere da quanto uno possa essere considerato malvagio - si avventura a dire Johnny Depp - c'è un qualcosa di poetico in questo personaggio che veniva da quella generazione di migranti irlandesi molto orgogliosi e che aveva rapporti molto stretti con i familiari, era molto leale nei confronti delle persone con cui era cresciuto e magari la mattina aiutava una vecchietta e la sera uccideva una persona». L'attore, che dice di considerare Dillinger, l'altro criminale che ha interpretato in Nemico pubblico di Mann, una sorta di Robin Hood e «una persona molto dolce secondo chi l'ha conosciuto», rivela di aver cercato di incontrare il gangster Whitey Bulger in carcere: «Ha rifiutato di vedermi, non credo sia un grande ammiratore del libro da cui è tratto il film». Mentre alla domanda sulla sua ennesima trasformazione per interpretare un ruolo al cinema risponde prendendo il discorso alla lontana: «I miei idoli sono John Barrymore, Marlon Brando, John Garfield, attori che si sono sempre trasformati nei film. Ho voluto sempre essere più un caratterista che un ragazzino da appendere sui poster come hanno cercato di fare con me in passato. Un attore ha un grado di responsabilità verso il pubblico e deve dargli qualcosa di inatteso e di diverso per non annoiarlo». Anche se - conclude - non sempre gli riesce bene: «Non posso dire che il risultato sia sempre soddisfacente. Ma alla fine la soddisfazione è una cosa negativa, perché ti fa riposare sugli allori».