Depp torna al cinema con "Black Mass"

Un gangster-movie che si riduce alla corretta messa in scena di una serie di eventi brutali e che vede il protagonista ostaggio di un make-up invalidante

Diretto da Scott Cooper, Johnny Depp torna sul grande schermo in "Black Mass", pellicola ambientata negli anni '70 e '80, presentata all'ultimo Festival di Venezia e in uscita nelle sale giovedì 8 Ottobre, in cui veste i panni di quello che fu il criminale più spietato della storia di Boston, l'irlandese Jimmy “Whitey” Bulger. Purtroppo la presenza del celebre attore non fa la differenza e il film appare come un dramma criminale mai avvincente e di sicuro non memorabile, essendo in sostanza poco più di una sequela di scene di violenza. Sebbene appartenga al filone dei gangster-movie, non può che impallidire di fronte a certi capisaldi di genere firmati da Coppola, De Palma, Leone e Scorsese, perché non ne conosce minimamente l'epicità.

John Connolly (Joel Edgerton) e i fratelli Bill e Jimmy Bulger (Benedict Cumberbatch e Johnny Depp) sono cresciuti insieme nel quartiere di South Boston. Una volta adulti, il primo è diventato un agente dell'FBI, Bill Bulger ha intrapreso la carriera politica arrivando ad essere senatore, mentre il fratello si è affermato nell'ambiente malavitoso. I tre si ritrovano ad avere a che fare tra loro quando John propone a Jimmy di diventare suo informatore: in questo modo, lui avanzerà di grado nell'FBI e, in cambio, consentirà all'amico di continuare i suoi loschi traffici indisturbato. Tutto procede secondo i piani ma, a un certo punto, l'ascesa del business criminale di Jimmy è tale che l'uomo non è più gestibile e, con lui, la sua crudeltà.

Viste le risorse a disposizione, era lecito aspettarsi qualcosa di più da questo biopic su uno dei maggiori ricercati d'America, costato alla Warner sessanta milioni di dollari, dieci dei quali andati a un Johnny Depp dalla performance mortificata dall'eccessivo trucco di scena. L'attore appare irriconoscibile non tanto per l'interpretazione messa in atto, quanto perché nascosto dietro una maschera di cerone, una stempiatura posticcia e lenti a contatto chiare dal colore alieno. Non solo un make-up così marcato distrae ogni volta che Depp viene inquadrato, ma sembra paralizzarne l'espressività. Non aiuta poi il fatto che, nel corso del girato, ci si faccia scudo del carattere sfuggente del protagonista per evitare di indagarne le motivazioni profonde, l'impatto che la sua figura ha sulla comunità o il motivo per cui, nonostante sia presentato con una personalità incolore, abbia tanto potere intimidatorio. Siamo messi in condizione semplicemente di osservare che la sua condizione di soggetto borderline peggiora a seguito di due lutti.

"Black Mass" è senz'altro un'opera ben documentata e dalla messa in scena impeccabile, ma priva dello spessore necessario a creare un coinvolgimento emotivo nel pubblico, la cui partecipazione rimane contenuta e monocorde per quella che è una durata percepita ben superiore alle due ore effettive del film.