Dessì a caccia dei guai calabresi

Sul canale «Sud» parte un programma di protesta e denuncia sociale

Nino Spirlì

Sarà Michel Dessì, giovanissimo giornalista coraggioso e onesto, a condurre il programma più spregiudicato della tv italiana. E lo farà dalla sua SUD, «La Ttivvù con l'accento calabrese», che trasmette sul canale 656 del digitale terrestre nei territori del Sud Italia (www.sud656.tv). Merda di Calabria è un format di rabbia e denuncia, che punta sulle responsabilità dei peggiori cancri della regione più estrema dello Stivale. Dai rifiuti tossici sepolti fra gli ulivi della Piana, nelle grotte dell'Appennino, fino ai reparti ospedalieri «battezzati dai ministri» e mai aperti; dagli appalti truccati alle connivenze massomafiopolitiche; dallo sfruttamento dei clandestini fino alle «strane» presenze straniere nei commerci. Una giostra di sconcezze che potrebbe passare inosservata, abbandonata com'è dalla stampa di regime. «Ora che il mondo s'interessa al ricco patrimonio artistico-culturale della Calabria per fini turistici, è bene che i calabresi trovino il coraggio di fare pulizia in casa propria. Noi di SUD, daremo loro una mano a farlo in fretta» dichiara Dessì, impegnato a preparare la prima puntata prevista per la seconda settimana di febbraio. Al suo fianco, una redazione composta da motivatissimi aspiranti giornalisti e la sua compagna di lavoro (e nella vita) Teresa Alessi, operatrice e montatrice dei coraggiosi reportage nella tendopoli di san Ferdinando; sulle strade del mercato del sesso del Piana di Rosarno; fra gli ultimi italiani, assistiti dalle poche associazioni che ancora si occupano dei nostri connazionali; negli agrumeti omertosi, alla ricerca delle tracce nascoste del caporalato.