"Diabolik sono io", il docufilm sulla nascita di un mito

Dall'11 al 13 marzo l'opera sul celebre fumetto che ha attirato l'attenzione anche dei Manetti Bros

Non un anno come gli altri, il 1962: il primo 45 giri dei Beatles, Love Me Do, nei negozi. La morte di Marilyn Monroe. L'uscita nelle sale del primo film di James Bond, 007 Licenza di uccidere. Infine, a proposito di uccidere, lui: Diabolik. Nessuna licenza, ma un abilità nell'uccidere (e rubare) tale da farlo entrare nella leggenda del fumetto. Parto di due originali e ricche sorelle brianzole Angela e Luciana Giussani, modi distinti e persino un maggiordomo a servizio - Diabolik uscì nelle edicole in quest'anno carico di mistero e creatività che, forse, può essere definito il vero inizio degli anni '60.

Oggi la docufiction Diabolik sono io (Nexodigital) - diretta da Giancarlo Soldi, nelle sale dall'11 al 13 marzo spiega «il mistero che avvolge le origini del mito». Dietro alla nascita del Re del Crimine si nasconderebbe infatti un segreto: il primo illustratore di Diabolik, tale Zarcone (forse Angelo), è infatti scomparso nel nulla. Da questo spunto parte la narrazione di un'opera tra realtà e thriller, scritta da Giancarlo Soldi con Mario Gomboli, editore dello storico fumetto. Il mistero lo spiega il regista: «A fine anni '80 ero ogni martedì sera a cena dalle sorelle Giussani: io un giovane filmmaker affascinato dai fumetti, loro che adoravano il cinema, si chiacchierava per ore. Un giorno saltò fuori la storia del Tedesco, chiamato così perché indossava i sandali dei turisti teutonici in Romagna: di lui si sapeva solo il cognome, disegnava e passava in redazione a ritirare il compenso. Non aveva domicilio, né numero di telefono».

Da questa idea parte il racconto di Diabolik sono io: il volto di Zarcone diventa quello dell'attore Luciano Scarpa, taglio e colore di occhi identici a Diabolik, girovago smemorato tra le strade di Milano, alla ricerca della sua identità e del perché flash del personaggio emergano nella sua mente. Accanto al plot, interviste alle Giussani, a esperti noir come Carlo Lucarelli e Andrea Carlo Cappi, al disegnatore Milo Manara. «Lo volevamo con gli occhi e la fronte di Robert Taylor», spiega Angela Giussani.

Da quell'intuizione sarebbe nato un fumetto «scandaloso», anche per questo adorato dai fan. Realizzato da una redazione composta tutta da donne, una rivoluzione. Per il 2020 Diabolik sarà un film, diretto dai Manetti Bros: primo ciak in estate.