IL DIRETTORE D'ORCHESTRA Daniele Gatti non teme il «fantasma» della Callas

Milanese, 52 anni, il direttore d'orchestra Daniele Gatti è alla sua seconda Traviata. Debuttò a Bologna, dieci anni fa. Poi il vuoto perché «del repertorio verdiano mi hanno interessato sempre di più le opere politiche», ha osservato. Salvo scoprire l'attrazione per Traviata, soprattutto se vista da angolazioni diverse: quelle condivise con il regista. Al primo incontro fra i due, Gatti si presentò con la partitura fitta di annotazioni. Direttore dell'Orchestre National de Paris, Gatti è al suo secondo Sant'Ambrogio, dopo il Don Carlo del 2008. Arriva a Milano dopo mesi in cui il suo nome era in pole position, assieme a Riccardo Chailly, per la successione a Daniel Barenboim come direttore musicale scaligero. Da milanese, sa cosa voglia dire fare Traviata alla Scala. Conosce quali fantasmi aleggiano nel teatro, in testa quello di Maria Callas. Ma non lo considera una sfida, semmai «un dono dal cielo».