Diverte il soldatino Pif che sbeffeggia la mafia

di Pier Francesco Diliberto con Pif, Miriam Leone

La critica snob alla Festa di Roma non l'ha proprio stroncato, ma accolto con freddezza. Diavolo d'un Pif, è impazzito? Presenta a un festival un film divertente e pretende recensioni favorevoli? Impari da quel filippino che non va mai sotto le quattro ore e ha le mensole piene di premi. Dunque, dicevamo. Nel suo secondo film, dopo La mafia uccide solo d'estate, un'altra commedia spassosa, acuta e amarognola, Pier Francesco Diliberto non smette di sbeffeggiare la mafia, implacabile nemica della Sicilia degli onesti. Siamo nel gennaio 1943 e il giovane emigrato Arturo (Pif) sgobba nella cucina di un ristorante di New York. Flirta con la bella conterranea Flora (la sorprendente Miriam Leone, ogni martedì incantevole Bianca ne I Medici di Raiuno), di nascosto, perché la ragazza è promessa a Carmelo, figlio di un boss locale. L'unica è arruolarsi nell'esercito americano, pronto a sbarcare il Sicilia, è strappare il sì dall'arcigno suocero in pectore don Calò. Ce la farà il nostro eroe in divisa, eccetra eccetra?

Pif ripercorre con lo sguardo trasognato, mescolando tenerezza, umorismo e tragedia, punteggiati dalla sua stessa voce narrante, una pagina di storia poco nota (il patto Washington-mafia). Se l'autore ha grande finezza psicologica, l'attore ha il dono della simpatia, come le tante figurine del suo presepe. E certe scene restano nella memoria. Come quando il capitano americano Philip Catelli (l'ottimo Andrea Di Stefano) cerca di scoprire il perché della vistosa camicia nera di un tale che si esprime in dialetto. È in lutto per la morte del fratello gli traduce il marmittone Arturo. E quando è morto?; Cinque anni fa; Cinque anni? E porta ancora il lutto?; Sì, per almeno sette anni, se no cosa penserà la gente...; E per voi è così importante il parere della gente?; Se la gente viene a sapere che a me non interessa cosa pensa la gente, cosa può pensare la gente di me?. Una risposta che vale più di mille trattati.