Il documentario che riapre il "caso Michael Jackson"

Dal 19 sul Nove arrivano le altre accuse di pedofilia che indignano fan e famiglia. Con denunce e accuse

Titoli internazionali come «un documentario distrugge Michael Jackson» o «la fine di un mito». Ma può uno scandalo sessuale distruggere davvero e del tutto la memoria di un'icona mondiale? Arriva in Italia Leaving Neverland (il 19-20 marzo in prima serata sul canale Nove), il documentario che getta nuove accuse di pedofilia sul Re del Pop, assolto in vita nel 2005 per tutti i 14 capi all'epoca a lui imputati. Il documentario di Dan Reed, presentato all'ultimo Sundance Festival, da subito ha attirato l'attenzione dei media mondiali e diviso l'opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti. Intanto in Canada e Nuova Zelanda alcune stazioni radio si rifiutano di passare i brani di Jacko, la sua immagine è stata cancellata da un episodio dei Simpson e il Manchester Museum avrebbe tolto una statua che lo rappresenta ed era lì da ben dieci anni. Ma i fan manifestano, picchettano la sede londinese di Channel 4 (coproduttrice del docufilm insieme all'emittentente HBO) e sui social tengono vivo l'hashtag #MJInnocent.

La famiglia Jackson si batte ora come non mai. Lo fa dalla prima accusa contro il cantante per molestie sessuali nel lontano '93, da parte del padre di Jordan Chandler. Il cantante patteggiò, poi emersero prove di tentata frode da parte dell'accusatore di Jackson, poco dopo l'uomo si suicidò. Oggi la fondazione di Jackson (la MJ Estate) chiede 100 milioni di dollari di risarcimento all'emittente HBO, e gli eredi pensano a una pellicola che finalmente racconti la verità di Michael Jackson. «Siamo furiosi che i media abbiano scelto di credere alla parola di due bugiardi», hanno dichiarato settimane fa attraverso un comunicato, «Tutto ciò è falso è ha un forte impatto sui figli di Michael: Prince, Paris e Blanket». Paris ha sempre difeso il padre sui social, «L'ho visto piangere più volte per queste accuse. Voi pensate esista davvero la possibilità che il suo nome possa essere distrutto?».

Ma cosa contiene Leaving Neverland, da scatenare un terremoto?

È la storia di due trentenni, che oggi accusano il cantante di averli molestati mentre erano bambini. James Safechuck, 10 anni, e Wade Robson, 7 anni, a fine 80 conoscono la popstar e ne diventano amici, affascinati dall'idea di frequentare un cantante all'apice del successo planetario. Un rapporto fatto di telefonate di ore, messaggi, lettere, vacanze da sogno, party fiabeschi, pernottamenti a Neverland, la residenza di Jacko, all'epoca frequentata da altre centinaia di bambini.

Attraverso le interviste a Safechuck e Robson e ai loro familiari, il documentario svela gli abusi subiti negli anni, che hanno portato entrambi gli uomini a confrontarsi con i loro traumi a distanza di tempo, ormai adulti. Safechuck racconta di aver trovato la forza di parlare solo grazie a Robson, «mi sono accorto di non essere solo». Il 5 marzo scorso la conduttrice Oprah Winfrey in Oprah Winfrey Presents: After Neverland su OWN, li ha intervistati in studio - ed essendo lei stessa stata vittima di abusi sessuali in passato - si è schierata al loro fianco. «Al di là della colpevolezza o meno di Jackson, il documentario in questione ha fatto un ottimo lavoro, perché ha mostrato come dietro questi abusi ci sia spesso un raffinato meccanismo di seduzione». Contro di lei, sui social, un'armata di fan di Jackson. E in effetti, a onor del vero, sui due accusatori campeggiano varie ombre. Lo stesso Robson aveva testimoniato sotto giuramento nel 93 e nel 2005 a favore di Jackson, negando qualsiasi molestia. «Solo col tempo ho capito che ciò che mi faceva fossero abusi sessuali», ha dichiarato dalla Winfrey. Gli innocentisti puntano il dito su Robson: proprio nel 2012 stava lavorando a una produzione teatrale del Cirque du Soleil dedicata a Michael, ma fu licenziato dalla fondazione, insoddisfatta del suo lavoro. Subito dopo sarebbero emerse le accuse di molestie.

Qualunque sia la verità, le presunte vittime meritano di essere ascoltate. Lo dimostra l'attenzione su Leaving Neverland, che Oltreoceano è risultato il terzo documentario più visto degli ultimi dieci anni su HBO. L'unico dato certo è che la figura di Michael Jackson è sempre stata circondata da ingenti interessi economici. E i soldi comprano qualsiasi verità.