La Dodge Charger 1970, nessuna è meglio di lei. Da fare a pezzi...

Si sono innamorati tutti di lei in Fast and Furious, ma poche sono sopravvissute al film. Piacevano la Mitsubishi Eclypse, la Mazda rossa, la Toyota Supra, nessuna però l'ha superata in popolarità

Trovarla non è facile perchè non è sola e perché, soprattutto, è ridotta a pezzi. Le auto superdecorate, supermodificate e spettacolari di «Fast and Furious» che hanno preso il cuore sono molte: la Mitsubishi Eclipse verde, la Mazda RX-7 rossa, la Toyota Supra arancione Ma nessuna è più amata della Dodge Charge nera del 1970. Per fare il film sono state usate 400 auto. Molte sono finite dallo sfasciacarrozze. «Fast and the Furious» catapulta lo spettatore nel mondo rumoroso e ultraveloce delle corse illegali di auto, una pellicola che negli Usa solo nei primi tre giorni incassò più dei 38 milioni di dollari spesi dalla Universal per produrlo. Un successo che prese di sorpresa tutti.

La Dodge Charger del 1970 andata distrutta nello spettacolare incidente che aveva chiuso il primo episodio della saga «non solo è una macchina bellissima - spiegò lo sceneggiatore Chris Morgan - ma incarna lo spirito di Dom» l'antieroe per eccellenza che passa le giornate a trasformare innocue automobili in potentissime macchine da corsa sulle quali la notte si lancia in gare agghiaccianti nelle strade deserte di Los Angeles. L'hanno definita «la macchina ideale per essere distrutta da Hollywood» per questo trovarne, anche per fare i film, è diventata negli anni un'impresa, per questo il suo valore è vertiginosamente aumentato.

Una sfida per il team di meccanici ingaggiati per i sequel di «Fast an furious», visto che nessuna delle vetture originali utilizzate nel primo film è sopravvissuta, tranne quelle in bella mostra negli studi degli Universal Studios. Per poter dar seguito alla saga cominciò così una frenetica ricerca per tutta l'America per poter radunare sette Dodge Charger, imitazioni e cloni ricostruiti per la bisogna comprese, almeno per la seconda puntata della saga. Il pubblico voleva la propria beniamina di nuovo in pista. E per trovarla bisognava correre...