E Ingrid portò Hollywood a Santa Marinella

Un secolo dalla nascita di Ingrid Bergman, star tre volte premio Oscar, che, folgorata da Roma città aperta , ebbe l'ardire di proporsi per lettera al regista del film, Roberto Rossellini: «Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese e in italiano sa dire solo “ti amo”, sono pronta a venire in Italia per lavorare con Lei». Quel che è stato, poi - scandalo nell'Italia bacchettona dei Cinquanta, con i due, entrambi sposati, travolti da passione nel mare di Stromboli, quindi a nozze messicane per regolarizzare la nascita del loro primo figlio, Roberto, seguito dalle gemelle Isabella e Isotta - resta nella cronaca del cinema italiano più vivo. Quando circolavano talenti e temperamenti fusi in un bollore artistico al calor bianco: dov'è un'Anna Magnani che rovescia un fumigante piatto di spaghetti sul testone infedele dell'amato Rossellini, reo di tresca con la «perticona» svedese (1 metro e 85), volata a Roma, lei pure all'osteria?

A cent'anni da quel 29 agosto 1915 in cui nacque, a Stoccolma, l'interprete di Casablanca , una mostra fotografica alla Casa del Cinema di Roma ( Ingrid Bergman , fino al 23 maggio) ne ripercorre vita e carriera. Non a caso Ingrid, «misto di bellezza eccitante e di fresca purezza» (copyright del produttore David O. Selznick), è annoverata, con Audrey Hepburn della quale fu amica, tra le durevoli icone di un'eros estetico più nobile che carnale. Due le sezioni della mostra, volta a scolpire ogni sfaccettatura della diva. Da un lato, 62 volti della bionda cara a Hitchcock - insieme a Grace Kelly e a Tippi Hedren - sfilano tra cinema, teatro e televisione. Dall'altro, la diva formato famiglia, nelle estati glamour di Santa Marinella, «perla del Tirreno» a 40 chilometri da Roma, all'epoca Hollywood sul Tevere. Se Brigitte Bardot, nei Sessanta yèyè, rilanciava l'immagine di giovane donna scatenata dalla sua villa di Saint-Tropez, Ingrid, nei Cinquanta borghesi dell'Italia uscita dalla guerra, punta sulla domesticità di Villa Bergman-Rossellini, al chilometro 58 della Via Aurelia tutta pini, dove si girò Il sorpasso . Un buen retiro a picco sugli scogli, luogo d'appostamento dei paparazzi: invano Rossellini fece costruire un muro lungo il pontile, inutilmente lei si affacciava al balcone, in prendisole, a concedere clic non rubati. Così, eccola inginocchiata davanti a Robertino in bicicletta: short, sandali francescani e, sulla spalla, una colomba bianca. E lei in giardino, sul dondolo con Gregory Peck, di passaggio mentre girava Vacanze romane . Ancora mamma Ingrid, vestito accollatissimo e gemelle in porte-enfant di trine ,mentre il patriarca Rossellini veglia le sue donne. E sorrisi luminosi di lei, in lotta con un gallo che le rovina le rose, nell'episodio girato da Rossellini per il film Siamo donne (1953), starring se stessa. Una donna che lascia il marito Peter Lindstrom, la figlia Pia e Hollywood, pazza di lei dopo Intermezzo (1939) e il primo Oscar ( Angoscia , 1944), per sposare un modo di vivere e lavorare all'italiana. Rossellini, sei film con lui, andava a Civitavecchia in giardinetta, a comprare pomodori. Intanto lei studiava un copione con Marlon Brando, bordo mare.