Ecco "La capinera": il debutto di Mogol nell'opera lirica

Il romanzo di Giovanni Verga è stato musicato da Gianni Bella. Dirige Kuhn, arrangia Westley

Pian piano ci è arrivato. Mogol incontra la lirica. A 78 anni. E lo fa a modo suo, mescolando alto e basso in quella che è realmente cultura popolare. Già a partire dal soggetto: La storia di una capinera , il romanzo epistolare che Giovanni Verga pubblicò nel 1871 con un successo impensabile allora (ma spesso anche oggi): ventimila copie in pochi anni. «Non sono mai entrato fino in fondo nella musica classica, ma la bellezza si trova ovunque, nella lirica, nella sinfonica, nel pop», ha spiegato ieri lui, emozionato come manco un debuttante.

Convento dell'Angelo, pochi chilometri da Lucca, su su per una stradina piena di tornanti. Qui ha presentato La capinera , melodramma moderno in due atti, due ore e venti di musica che per la prima volta trasformano in opera lirica un capolavoro dell'Ottocento. Merito delle musiche di Gianni Bella, compositore pop enorme che oggi, dopo la malattia, torna in pubblico. Del libretto di Giuseppe Fulcheri (che ha avuto l'idea iniziale). Degli arrangiamenti di Geoff Westley, il preferito da Lucio Battisti. E delle liriche che Mogol ha cesellato qui e là: «Sono solo intervenuto in alcune romanze», minimizza lui, che poi svela il retroscena più divertente: «Quando Gianni Bella e Giuseppe Fulcheri vennero da me con questa idea, io la rifiutai: pensavo che Gianni fosse un grandioso compositore pop ma non in grado di scrivere opere liriche. Mi sono sbagliato e sono tornato sui miei passi».

E in effetti le romanze ascoltate ieri nella cappella del Convento hanno confermato di avere la caratura lirica per entrare in cartellone nelle migliori stagioni teatrali. Intense. Agili. Emozionanti. Lo conferma Gustav Kuhn, uno dei più grandi direttori del mondo che vive quasi sempre proprio qui, nel Convento che guarda Lucca dall'alto. «Quando è venuto a trovarmi nella mia scuola Cet - ha raccontato Mogol - si è seduto al piano e ha iniziato a suonare un rock'n'roll, a dimostrazione che nella musica non ci sono barriere». Detto, fatto. Kuhn sarà il produttore dell'opera, che nel 2016 è già in programma al Festival di Erl (rivale di Salisburgo) ma sarà rappresentata prima in giro per il mondo, forse anche a San Pietroburgo e chissà dove. Nell'attesa, domani nella sede Onu di Ginevra, l'Orchestra dell'Opera Italiana eseguirà con tenore e soprano due romanze della Capinera . Il debutto. L'emozione. In fondo la storia è tuttora di una attualità senza tempo: l'amore disperato tra la novizia Maria e Nino che sposerà la sorellastra di Maria poco dopo l'epidemia di colera che devastò la Sicilia tra il 1854 e il 1855.

« La capinera è la storia di una purezza che non viene capita. Anzi, che viene giudicata e conduce Maria alla morte. È la storia delle storie, quella del sentimento che viene battuto dai pregiudizi», spiega Mogol. Ed è anche, nel 2014, uno stratagemma per avvicinare il pubblico giovane a un mondo sempre più lontano e incomprensibile: quello della lirica. «Quando ero giovane cinquant'anni fa - spiega sorridendo Kuhn - nessuno avrebbe pensato che i Beatles sarebbero entrati nella storia della musica. I critici ridevano e li consideravano solo una moda passeggera al confronto di tutta la musica classica composta nei secoli precedenti. Invece oggi ci sono, e sono di fianco a Mozart o a Verdi». E se lo dice lui, che ha debuttato nel 1975 a Palermo e poi ha diretto ovunque in Italia, anche alla Scala o al San Carlo di Napoli, in totale tredici teatri su quattordici, bisogna fidarsi. Infatti, a dimostrazione di quanto sia arretrata la scena italiana, Mogol conferma che «nessun sovrintendente di nessun teatro mi ha negato quest'opera. Ma una legge del 1967 concede agli enti lirici di investire soltanto centomila euro l'anno e quindi è ovvio che saranno privilegiati gli allestimenti tradizionali, non quelli innovativi e moderni che costano di più e comportano molti più rischi».

Insomma, ieri è iniziato il percorso della Capinera , la nuova sfida di Mogol che lascia il pop per la lirica. «Sono due mondi vicini», conferma Kuhn. Dopotutto è sempre l'intensità a far la differenza. Come stavolta.

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