Ecco il Kubrick mai visto così da vicino

All'asta da Bolaffi la collezione di Emilio D'Alessandro, collaboratore del regista

Alessandro Gnocchi

All'ingresso della sala conferenze della casa d'aste Bolaffi, sede di Milano, ieri si avvertiva un sottile brivido. Per terra, infatti, c'era un tappeto arancione con disegni geometrici che è entrato nella storia del cinema. Lo ha scelto il regista Kubrick per rendere inquietante l'Overlook Hotel dove si svolge il film Shining. Seduto in mezzo a relatori e ospiti, c'era una persona speciale, Emilio D'Alessandro, dal 1971 al 1999, assistente tuttofare di Stanley Kubrick. Negli anni della collaborazione col geniale regista, D'Alessandro ha raccolto una ampia gamma di oggetti, scelti, dice lui «perché mi servivano». Ad esempio il cappello del sergente Hartmann, il mitico istruttore dei marines in Full Metal Jacket, risulta «particolarmente comodo quando piove». Il cappotto indossato da Tom Cruise in Eyes Wide Shut tiene caldo ma ha avuto bisogno di alcune modifiche: «Ho dovuto accorciare le maniche».

Questi e altri oggetti saranno esposti dal 13 al 21 marzo nelle sale del Museo interattivo del cinema a Milano (per l'occasione è in programma una retrospettiva sui film di Kubrick proiettati in pellicola 35 millimetri). L'asta si terrà invece il 27 marzo presso la sede torinese di Bolaffi.

Tra i pezzi pregiati, frammenti di pellicola di Orizzonti di gloria (1957) e soprattutto un lungo frammento di Shining. Quest'ultimo potrebbe contenere particolari inediti. Spiega D'Alessandro: «Terminato un film, Kubrick distruggeva tutte le parti di pellicola avanzate. Le facevo bruciare in un forno nel centro di Londra».

Può un vestito creare un personaggio? Sicuramente sì. Infatti il giubbotto in velluto di cotone bordeaux è indissolubile da Jack Torrance, lo scrittore in crisi interpretato da un grande Jack Nicholson in Shining. Dice D'Alessandro: «Fu scelto da Milena Canonero, vincitrice di quattro Oscar. Nicholson? Si infilava la giacca, sistemava il ciuffo, accendeva lo sguardo, ed eccolo lì: Jack Torrance. Entrava nella parte in un secondo, senza nemmeno il trucco». Ogni film, per Kubrick, era una guerra. E infatti durante le riprese di Full Metal Jacket indossava solo giacconi militari. Ne aveva dodici. «Le tasche erano piene di qualunque cosa - spiega D'Alessandro - C'erano soprattutto decine di penne e blocchetti per gli appunti».

Ecco gli appunti. Sono tantissimi i biglietti in vendita. Contengono le più svariate istruzioni tra le quali quelle per nutrire gli animali domestici (Kubrick amava i gatti).

Questi oggetti hanno fatto la storia del cinema ma raccontano anche la storia privata di un'amicizia sempre più stretta. Kubrick non aveva alcuna intenzione di privarsi di Emilio, ciclicamente desideroso di tornare in Italia.

Se non potete permettervi di acquistare qualche buon pezzo (si va da cento a diecimila euro come base d'asta), visitare la mostra vi darà comunque soddisfazione. Kubrick non si è mai visto così da vicino in Italia.