«Ecco la musica da camera delle montagne»

In anni e anni di frequentazione del dorato mondo della politica e della televisione Neri Marcorè ha accumulato un'ampia cabina-armadio di personaggi e travestimenti. Politici a parte, il campionario abbraccia tutta la galleria della sottocultura di massa, quella delle tv locali e della fiction de noantri, e quella di un certo berlusconismo strisciante. Così ecco sciorinati in sequenza disordinata l'impresario cialtrone di pompe funebri, l'esorcista truffatore, il mafioso, il cantante neoconfidenziale, lo spietato allenatore argentino, alternati dai numeri out off di Antonio Rezza, la comicità di Paola Minaccioni e Giovanni Esposito, il cui reader balbuziente è il momento più esilarante della serata (Neripoppins, lunedì, ore 22,55, share del 4,61 per cento).
Spunta anche Claudio Gioè, il Totò Riina de Il capo dei capi, che però abbandona il compare Marcorè nell'atto del rapimento del mammasantissima della tv Pippo Baudo. Nella sua lunga improvvisazione Marcorè coinvolge in altrettanti camei un numero rilevante di colleghi e volti noti della rete e non, dal direttore Andrea Vianello a Federica Sciarelli, da Rocco Tanica a Fiorello. Ma... tanto impegno per poco. Come Mary Poppins, Neri dovrebbe trasformare il reale in fantasia con il suo tocco magico. Ma più che il reale, il serbatoio al quale attinge Marcorè è la sua rifrazione televisiva. Cosicché le sue parodie, giustificate dal disordine creativo, entrano in una dimensione surreale nella quale oltre ai contorni sfumano anche i rari sorrisi.
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