Ecco Roggero, l'architetto dei colori e delle emozioni

Le sue esposizioni di quadri non sono mostre ma performance

La contemplazione di un'opera d'arte è la forma di libertà più assoluta. Un piacere a cui non ci si può sottrarre dal momento in cui si osserva-un quadro, una scultura, una fotografia, persino il nulla per chi contempla i tagli di Fontana-fino al momento in cui assimila. Se vogliamo andare oltre e considerare un'opera d'arte come la rappresentazione di un corpus stilistico in cui si ritrovano le aspirazioni dell'artista, cadiamo nella trappola di Francesco Roggero: l'architetto dei colori e delle emozioni. Al contrario dei molti architetti geometrizzati che inquinano l'olimpo dell'arte, Roggero si impegna per restituire ai colori la loro primordiale valenza espressiva. «Wonderline», oltre che essere il titolo di una duplice mostra inaugurata nel 2011 al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, è da considerarsi il manifesto di un nuovo fenomeno artistico con cui Roggero ha deciso di ritagliarsi un meritato spazio nell'ambito dell'arte contemporanea.

Le sue esposizioni non sono delle mostre ma delle performance. La sua arte non parla esclusivamente di pittura, ma di pittura e colori, di fotografia e colori, di danza e colori, di musica e colori. Perché l'arte di Roggero non nasce dalla pittura di tradizione, ma dal concetto che il colore è arte prima ancora di essere spalmato sulla tela. Osservando i suoi quadri, sembra quasi di tornare alle origini di un universo artistico dove il colore è l'antitesi della forma. E dove la forma prende origine dal colore. Le tele monocromatiche di Roggero fermano il tempo e accompagnano l'osservatore dentro un universo ignoto che fa sognare. Il nuovo realismo di queste opere è dato dall'elemento espressivo e destrutturante dei colori. Ogni tela non è fine a se stessa, ma va concepita in relazione ad una serie di frammenti fotografici concatenati tra di loro da una sorta di film che naviga nella mente dell'artista al momento della creazione. Le sue campiture piatte fatte di yellow-emotion, di orange-sensation, di green-creativity come fossero dei cocktail potentissimi sprigionano una forza espressiva, decorativa e comunicativa, che ci fa riconoscere nel quadro ciò che vogliamo a seconda del nostro stato d'animo. Per questo Mallarmè scriveva che «le cose esistono, non abbiamo bisogno di crearle; quello che dobbiamo fare è coglierne le relazioni».